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Nasce Onvos, Osservatorio per le vittime di omicidio stradale

domenica 27 maggio 2018
2' di lettura

Roma (askanews) - Monitorare l'applicazione della recente legge sull'omicidio stradale e tutelare le famiglie delle vittime, con un team di legali specializzati che forniranno una prima assistenza gratuita e consigli primari per ottenere giustizia e un indennizzo equo. Con questi obiettivi nasce Onvos - l'Osservatorio Nazionale Vittime di Omicidio Stradale - presieduto dall'avvocato Piergiorgio Assumma, penalista, esperto in omicidi stradali. Negli studi di askanews, spiega i dettagli del progetto: "L'obiettivo di Onvos è quello di tutelare al massimo con il massimo delle garanzie le vittime e i familiari delle vittime di omicidio stradale. Persone che hanno seguito lesioni gravi o gravissime. Da qui, partiranno le informazioni e i consigli primari di Onvos per far capire quali sono i diritti del cittadino". Nel 2016 si sono verificati in Italia oltre 175mila incidenti stradali, che hanno provocato più di 3.200 morti e quasi 250mila feriti. Nel 2017, secondo le prime stime, il trend è cresciuto del 3 per cento. Le principali cause degli incidenti sono l'uso del cellulare alla guida, la velocità elevata e l'uso e l'abuso di alcool e droghe. La legge del 2016 ha riconosciuto la differenza tra l'omicidio colposo e l'omicidio commesso da chi alla guida tiene un comportamento fortemente a rischio. Per l'omicidio stradale il rischio è il carcere con una pena che va dai 2 ai 7 anni. "La norma è ancora per certi aspetti lacunosa e deve essere ancora definita con degli aspetti specifici. E questo sarà uno dei compiti di Onvos anche a livello di tutela preventiva che la norma sia efficiente, efficace ed effettiva". "Lavoriamo su tutto il territorio nazionale tramite il numero verde risponderanno gli operatori; poi ci sarà l'incontro con gli esperti, e poi partirà la fase di tutela primaria e poi successivamente la tutela secondaria". L'Osservatorio è online all'indirizzo onvos.it. Per informazioni il numero verde gratuito è 800144902.

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Ipoparatiroidismo, dalla road map un nuovo modello multidisciplinare

Roma, 28 apr. (askanews) - L'ipoparatiroidismo è una patologia rara endocrina, spesso invalidante, caratterizzata da deficit di ormone paratiroideo con sintomi spesso sfumati che ne ritardano la diagnosi. La sua gestione rappresenta una sfida clinica e organizzativa complessa e richiede un coinvolgimento multidisciplinare. Per fare Il punto della situazione, Motore Sanità ha organizzato, grazie al contributo non condizionato di ASCENDIS Pharma, il convegno 'Ipoparatiroidismo: costruire un modello nazionale. Dalla roadmap regionale alle proposte di sistema'. Askanews ne ha parlato con Daniela Pasquali, professore ordinario di endocrinologia, direttore dell'unità di programma di malattie rare endocrine Università della Campania Vanvitelli e con Luca Persani, Professore ordinario di Endocrinologia all'Università di Milano e direttore del Dipartimento Endocrinometabolico di Auxologico Milano.

"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

La Road Map promossa da Motore Sanità nel 2025-2026 in nove regioni italiane ha avuto l'obiettivo di raccordare le evidenze emerse nei singoli territori per giungere a una visione unitaria della patologia dalla diagnosi al follow up. "L'ipoparatiroidismo è una malattia eterogenea, molto eterogenea perché abbiamo la causa principale è quella post tiroidectomia. Quindi tutto questo lavoro che si sta facendo a livello di diverse regioni e poi anche il trasferimento a livello nazionale È un lavoro che cerca di identificare proprio i casi che meritano un'attenzione particolare e un trattamento più adeguato".

La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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