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"L'arte della fuga", i fratelli di Cauvin al bivio, ora in Italia

domenica 27 maggio 2018
2' di lettura

Roma (askanews) - Sono tre fratelli in una fase di transizione della loro vita, alle prese con l'amore e con la ricerca di una nuova felicità, i protagonisti de "L'arte della fuga", la commedia del regista Brice Cauvin che dopo aver avuto un grande successo in Francia arriva in Italia dal 31 maggio. Antoine, interpretato da Laurent Lafitte, è gay, ha un legame stabile ma pensa ad un'altra persona, Louis, impersonato da Nicolas Bedos, è innamorato di una donna ma sta per sposarsi con un'altra, Gérard, Benjamin Biolay, è stato lasciato dalla moglie e si lascia vivere. E nelle loro vite interferiscono due genitori un po' invedenti. Tre uomini in fuga, come dice il titolo del film, tratto dal romanzo di Stephen McCauley, e come spiega il regista: "E' prima di tutto l'arte della fuga di Bach, mi piaceva molto quest'idea: il film è costruito un po' come uno spartito musicale. Poi i personaggi, nella realtà, fuggono dalle loro responsabilità. E poi il film racconta personaggi che cercano di fuggire da questa famiglia. Non c'è niente di più assurdo che il funzionamento di una famiglia, perché si basa su basi affettive, non logiche, razionali come in un'azienda, in un hotel.. E questo mi interessa molto". Tutti e tre riescono a dare una nuova direzione alla loro vita, anche grazie anche alla presenza di una stravagante donna, interpretata dalla magnifica Agnès Jaoui. "Una delle chiavi che ho trovato anche io nella vita è che è meglio avere dei rimorsi che dei rimpianti: è meglio agire che non agire, è meglio sbagliare che non agire. Penso che la vita sia più facile così. Ed è il personaggio di Agnès Jaoui che instilla in questa famiglia, come fa nella società in cui lavora, cerca di mettere ordine. E Antoine è il messaggero di quest'ordine". Le debolezze e le sfumature dei personaggi creano grande empatia con chi guarda il film. "Mi piacciono i personaggi pieni di contraddizioni, questo li rende reali. Ognuno è portatore di quest'idea, io dirigo sempre in maniera contraddittoria. Dò una indicazione agli attori, e a volte gliene dò una contraria. Loro mi dicono 'ma mi avevi detto il contrario!' E io dico: bisogna aggiungere nella recitazione. Penso che la verità si trovi sempre in una sorta di contraddizione".

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Ipoparatiroidismo, dalla road map un nuovo modello multidisciplinare

Roma, 28 apr. (askanews) - L'ipoparatiroidismo è una patologia rara endocrina, spesso invalidante, caratterizzata da deficit di ormone paratiroideo con sintomi spesso sfumati che ne ritardano la diagnosi. La sua gestione rappresenta una sfida clinica e organizzativa complessa e richiede un coinvolgimento multidisciplinare. Per fare Il punto della situazione, Motore Sanità ha organizzato, grazie al contributo non condizionato di ASCENDIS Pharma, il convegno 'Ipoparatiroidismo: costruire un modello nazionale. Dalla roadmap regionale alle proposte di sistema'. Askanews ne ha parlato con Daniela Pasquali, professore ordinario di endocrinologia, direttore dell'unità di programma di malattie rare endocrine Università della Campania Vanvitelli e con Luca Persani, Professore ordinario di Endocrinologia all'Università di Milano e direttore del Dipartimento Endocrinometabolico di Auxologico Milano.

"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

La Road Map promossa da Motore Sanità nel 2025-2026 in nove regioni italiane ha avuto l'obiettivo di raccordare le evidenze emerse nei singoli territori per giungere a una visione unitaria della patologia dalla diagnosi al follow up. "L'ipoparatiroidismo è una malattia eterogenea, molto eterogenea perché abbiamo la causa principale è quella post tiroidectomia. Quindi tutto questo lavoro che si sta facendo a livello di diverse regioni e poi anche il trasferimento a livello nazionale È un lavoro che cerca di identificare proprio i casi che meritano un'attenzione particolare e un trattamento più adeguato".

La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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