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Macron al salone Vivatech: "Non dobbiamo aver paura dei robot"

domenica 27 maggio 2018
2' di lettura

Parigi, (askanews) - Un salone internazionale della tecnologia per accogliere nel cuore dell'Europa 1800 start-up oltre ai giganti tecnologici mondiali: è Vivatech, il grande appuntamento della tecnologia mondiale a Parigi, di cui il presidente francese Emmanuel Macron ha approfittato per incontrare i leader dei colossi mondiali come Facebook, Microsoft e IBM. Sul tavolo numerosi temi fra cui l'utilizzazione dei dati personali dei clienti e le pratiche di elusione fiscale usate finora da alcuni di essi e altri ancora come Google, Apple e Amazon. Ma oltre ai tech giants, l'altro protagonista principale del salone è stata l'intelligenza artificale e la robotizzazione: e Macron, durante la sua visita ne ha approfittato per lanciare un messaggio: non bisogna avere paura dei robot, ma la tecnologia è un'opportunità solo se viene gestita dagli uomini e si punta sulla formazione. "Resistere ai cambiamenti tecnologici e rifiutare il cambiamento è darsi meno opportunità: e in tutti i casi in cui non abbiamo robotizzato abbiamo perduto competitività e subito delocalizzazioni. Io sono per un cambiamento tecnologico accompagnato. E che vuol dire? Che bisogna formare le persone. Quindi non bisogna avere paura dei robot ma i robot devono essere sempre addomesticati dagli umani e gli umani devono avere sempre il loro posto". "Da 15 anni, se siete stati sempre formati solo a eseguire compiti manuali, tagliare per esempio componenti degli aerei. Il robot arriva e che succede, 'prende il mio posto'. Ora, in tutte le imprese ci sono accompagnatori. Chi tagliava il pezzo ora programma il robot e controlla quello che fa. Se non formo questa persona, non trova posto. La formazione è chiave per riqualificare l'impresa in un periodo di cambiamento tecnologico".

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Roma, 28 apr. (askanews) - L'ipoparatiroidismo è una patologia rara endocrina, spesso invalidante, caratterizzata da deficit di ormone paratiroideo con sintomi spesso sfumati che ne ritardano la diagnosi. La sua gestione rappresenta una sfida clinica e organizzativa complessa e richiede un coinvolgimento multidisciplinare. Per fare Il punto della situazione, Motore Sanità ha organizzato, grazie al contributo non condizionato di ASCENDIS Pharma, il convegno 'Ipoparatiroidismo: costruire un modello nazionale. Dalla roadmap regionale alle proposte di sistema'. Askanews ne ha parlato con Daniela Pasquali, professore ordinario di endocrinologia, direttore dell'unità di programma di malattie rare endocrine Università della Campania Vanvitelli e con Luca Persani, Professore ordinario di Endocrinologia all'Università di Milano e direttore del Dipartimento Endocrinometabolico di Auxologico Milano.

"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

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La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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"Stiamo facendo la valutazione di non operare un taglio in maniera orizzontale" ha aggiunto "l'aumento del gasolio è stato molto più significativo di quello della benzina - benzina mediamente 6% e gasolio mediamente 24% - quindi potrebbe essere un taglio che impatta di più sul gasolio rispetto a quello benzina".

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