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Barilla lancia Winparentig: essere genitori risorsa per l'azienda

domenica 27 maggio 2018
3' di lettura

Milano, (askanews) - Quando parliamo di famiglia e lavoro tendiamo a usare verbi come conciliare, trovare un equilibrio che nascondono una deformazione culturale, come se i genitori fossero costantemente alla ricerca di una difficile convivenza tra queste due sfere della vita quotidiana. Nei fatti diventare mamme o papà può essere una opportunità anche sul lavoro, come sanno in Barilla dove è stato lanciato il programma Winparenting, rivolto ai dipendenti con figli da zero a 12 anni presentato in azienda in occasione della giornata Bimbi in ufficio. Con Winparenting è vogliamo sviluppare una cultura omogenea tra genitori e valorizzare competenze ed energie che si creano con questa esperienza - ha detto ad askanews Daniela Sorrentino, HR manager Barilla Group - Troppo spesso il congedo parentale viene vissuto come un momento critico all'interno delle aziende, il rientro al lavoro come un momento di criticità perchè riduce la flessibilità delle persone. Con winparenting noi vogliamo cambiare pagina, vogliamo cambiare approccio e raccontarlo a tutti". Winparenting è uno strumento pensato per accompagnare manager e genitori in tutte le fasi di questa transizione: la preparazione al congedo, la gestione dell'assenza e il ritorno al lavoro. Ups da 00.02.18 a 00.03.02 "Barilla fa già tante cose per i genitori, ma con winparenting ha messo a sistema tutto quello che viene fatto - ha spiegato Sorrentino - è stato realizzato il sito che è il contenitore di quello che Barilla intende fare per i genitori. Nel sito mamme, papà e manager possono trovare consigli pratici, linee guida, informazioni sulla normativa di riferimento ma anche eventi e servizi a disposizione dei genitori. Ultimo ma non ultimo l'accesso a Maam, che aiuta i nuovi genitori a prendere consapevolezza e a valorizzare le nuove skills". Maam, Maternity as a master, è diventato un po' il cuore di questo progetto in Barilla, dove a presentarlo è stata invitata proprio Riccarda Zezza, ideatrice insieme ad Andrea Vitullo di questo programma digitale interaziendale e oggi amministratrice unica di Life Based Value: "Io sono stata manager in grandi aziende per 15 anni sia in Italia che all'estero (in Microsoft, Nokia, Pirelli) e in tutte vedevo ripetersi un conflitto tra vita e lavoro - ci ha raccontato - dall'altra parte vedevo le mie aziende che mi mandavano a fare corsi di formazione per sviluppare competenze soft e mi accorgevo che la vita reale me le insegnava molto meglio. Da qui l'idea che la maternità potesse essere vissuta come un'assenza che però migliora le competenze e quindi un master". Ogni anno le aziende italiane investono un miliardo per fare formazione sulle soft skill, dimenticando che proprio la famiglia è il luogo naturale per lo sviluppo di tante competenze. "Non solo con la maternità, ma anche con la paternità e ogni forma di cura degli altri migliorano le competenze di carattere relazionale, come ascolto ed empatia, di carattere organizzativo come la gestione del tempo e la pianificazione, e anche di carattere innovativo, come il pensiero laterale e la creatività". Il cuore di questo metodo di formazione, che in Barilla i dipendenti avranno l'opportunità di seguire, è il concetto di transilienza, la capacità delle competenze di fluire tra i diversi aspetti della vita. Non siamo come una torta tagliata a fette, via via più piccole man mano che aumentano, ma cerchi concentrici la cui superficie aumenta all'aumentare dei nostri ruoli, ha ricordato Zezza che in questo cambio di paradigma intravede un ruolo chiave nelle aziende: "Noi ogni giorno ci diciamo che le aziende sono il nostro modo di far vivere Maam, sono dei partner fondamentali, dei piccoli ecosistemi che possono generare il cambiamento e l'unica strada possibile, secondo noi, per cambiare la cultura su famiglia e lavoro". I segnali che qualcosa stia cambiando ci sono, e Barilla lo dimostra, ma la strada da fare è ancora lunga. "Il mio è un osservatorio privilegiato perchè chi si avvicina a Maam è già avanti - ha concluso - però i tabù sono ancora immensi e anche i padri non vedono l'ora di romperli. C'è spazio per farlo ma c'è ancora molto da fare".

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La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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