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Geraci: vogliamo essere leader in Ue nelle relazioni con la Cina

sabato 27 ottobre 2018
4' di lettura

Roma, (askanews) - L'Italia punta a diventare il paese leader in Europa nel rapporto con la Cina in relazione all'Iniziativa Belt and Road, lanciata dal presidente cinese Xi Jinping per riaprire le antiche Vie della Seta. A dirlo, in una videointervista ad Askanews, è il sottosegretario allo Sviluppo economico Michele Geraci, che nel governo si occupa proprio dei rapporti con l'Asia orientale. Il professor Geraci è colui che nel governo si relaziona con la Cina, con un'area geografica molto importante del mondo e con un'area geografica sempre più importante per le strategie economiche e di sviluppo del nostro governo. La Cina diventa più centrale nella nostra idea di sviluppo. Continuiamo a guardare a Est, guardiamo con sempre più attenzione alla nuova Via della Seta. Il governo cosa sta facendo in questo senso? "Stiamo cercando, senza fare troppe rivoluzioni, di dare alla Cina il giusto spazio che la Cina stessa ha nei rapporti mondiali, nel commercio e negli investimenti internazionali. La visita del presidente Mattarella l'anno scorso è stata molto ben gradita ai cinesi. E noi stiamo cercando di rafforzare il sistema Italia in modo che presenti agli occhi della Cina come un paese unito. Ho visto anche in passato aziende andare in Cina in modo individuale e non avere quindi il successo che meritavano. Quello che stiamo cercando di fare è aiutare le nostre aziende ad andare in Cina in modo compatto. E quindi il governo dà una mano specialmente alle piccole e medie imprese". Noi potremmo essere il primo grande paese europeo ad aderire all Iniziativa Belt and Road per la Nuova Via della Seta, lanciata dal presidente cinese Xi Jinping. Quali sono i vantaggi che voi prospettate da questa adesione e quali possono essere anche i rischi di questo ingresso in un sistema che per alcuni è controverso? "E' un tema un po controverso, anche perché - lei dice bene - noi possiamo essere uno dei paesi, ma attenzione c'è anche la Francia, l' Inghilterra, la Grecia e altri paesi dell'Europa orientale, quindi in realtà molti paesi si muovono, forse senza farlo trapelare particolarmente. L'Europa si sta chiedendo qual è la relazione che deve avere con la Cina su questa iniziativa Belt and Road. E' un iniziativa che forse in alcuni paesi un po' più deboli, un po' più poveri, in Asia e in Africa può avere delle criticità per la dipendenza eccessiva dalla presenza cinese nell'economia locale, per la dipendenza eccessiva del debito di stato nelle mani di investitori cinesi". Questo problema io credo che nell'Europa occidentale, in un paese come l'Italia, non dovrebbe essere importante. Da un punto di vista geopolitico, che non è mia competenza, continuiamo a far parte dell'Alleanza atlantica, abbiamo ottimi rapporti con gli Stati uniti, col resto dell'Europa al di là si quello che si dice in questi giorni. Quindi noi stiamo cercando semmai di far sì che l'Europa si svegli. Vogliamo essere leader nelle relazioni tra Europa e Cina, affinché l'Europa si renda conto che la Cina è lì, è presente e non va evitata, ma va compresa, studiata, e poi eventualmente affrontata. Quindi il primo passo che stiamo facendo è di far conoscere alle nostre imprese e ai nostri cittadini cosa sta succedendo in Cina". Voi avete costituito una task force al Mise sulla Cina. Quali sono i compiti di questa task force? "Il compito di questa task force è fare opera di divulgazione di quanto sta facendo la Cina. Di quali sono le iniziative che la Cina sta mettendo in atto sia a livello interno che in internazionale. Quindi il programma 'China Manifacturing 2025', che tende a trasformare la Cina da un paese produttore di merci a basso valore aggiunto al più grande paese manifatturiero del mondo; iniziative sulla green economy. A me piace citare dei numeri, perché rendono l'idea della differenza con l'Italia: la Cina avrà nel 2022-2023 circa 35 milioni di veicoli completamente elettrici. Ad oggi ci sono città come Shenzhen, di 10-11 milioni di abitanti, dove tutti gli autobus, circa 18mila, sono elettrici. I taxi sono quasi tutti elettrici. Quindi ci sono questi numeri, queste opportunità per le nostre aziende, che possono inserirsi in questa filiera del valore. Lo scopo principale della task force è far capire cosa sta facendo la Cina". Un'ultima domanda riguarda l'area dell'Asia orientale più in grande. Si è raggiunto un accordo con il Giappone per un area di libero scambio Europa-Giappone. Il Giappone è anche molto presente sulle cronache: oggi c'è notizia dell acquisizione della Magneti Marelli da parte di una compagnia giapponese, anche se controllata da un fondo americano. Qual è la nostra politica rispetto all area più in generale e cosa pensa anche di questa acquisizione. "Col Giappone abbiamo una relazione ottima, abbiamo questo accordo di libero scambio, proprio qualche giorno fa abbiamo incontrato il viceministro giapponese. Molti accordi di libero scambio hanno sempre dei problemi delle criticità, questo sembra tra i tanti quello un po' più tranquillo. "Le acquisizioni in genere da paesi asiatici nei nostri confronti sono benvenute. Noi siamo aperti a patto che ci siano delle condizioni: chiaramente non si devono fare delocalizzazioni, si deve mantenere la forza lavoro e, cosa più importante, il nuovo azionista deve, oltre ad acquistare l'azienda, deve cominciare a investire in modo da dare possibilità all azienda di crescere. Questo è importante per noi, quindi non è un discorso di chi è l'azionista, ma di cosa fa l'azionista. Siccome c è questa grande relazione tra Italia e Giappone, ci si comprende bene, quindi il rischio di delocalizzazione è minimo".

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