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Italia-Russia, Sardarjan (Mgimo): atenei italiani sottovalutati

sabato 27 ottobre 2018
3' di lettura

Roma, (askanews) - Henry Sardarjan è il direttore della Facoltà di Governance e Politica all'Università MGIMO di Mosca, dove si formano i migliori diplomatici della Federazione Russa. A Roma per il varo del programma Double Degree con l'Università Luiss, ci spiega di cosa si tratta. E, da esperto di Italia, risponde ad alcune domande sulle relazioni tra il nostro Paese e la Russia. "Grazie per l'invito innanzitutto. Abbiamo creato il programma Double Degree con l'Italia per la mia facoltà nel 2014, abbiamo programmi di Double Degree con le Università di Macerata, di Firenze, e siamo molto orgogliosi di potere annunciare il lancio quest'anno del Master Double Degree in Relazioni Internazionali con l'Università Luiss, che è una delle migliori università italiane. Parlando in generale di università italiane, da esperto di Italia posso dire perché le scegliamo. Per quanto riguarda la mia facoltà, l'obiettivo è avere almeno sei università partner in Italia. Ci sono due ragioni per la nostra scelta, una oggettiva e una soggettiva. Quella oggettiva è che l'istruzione italiana molto spesso è sottovalutata all'estero. Io ho studiato e lavorato in università all'estero per periodi considerevoli e posso assicurare che l'università italiana non solo non è da meno rispetto al sistema anglosassone, ma spesso è di livello e qualità di gran lunga superiori, anche del modello inglese. Quindi sappiamo che quando mandiamo qui i nostri studenti, poi li vedremo tornare altamente qualificati e con le competenze che servono per lavorare nelle strutture governative o nelle grandi corporation statali, ovvero le due principali aree per cui noi formiamo gli studenti. Per quanto riguarda gli studenti italiani che vengono a studiare a Mosca da noi, studiano il russo e diventano un ponte con il vostro bellissimo Paese. La parte soggettiva è che è molto facile lavorare con le università italiane, perchè sono molto flessibili, hanno la volontà di cooperare e c'è la consapevolezza di far parte di un'unica civiltà, gli studenti sono contenti di venire qui". Lei è in Italia, il presidente del Consiglio Conte è a Mosca, in programma anche un incontro con il presidente Vlad Putin. Come è visto a Mosca il governo italiano che in Europa è sotto pressione per tante questioni, non ultima per l'atteggiamento di maggiore apertura nei confronti della Russia. "Per la Russia è diverso, ci sono esperti di Italia o esponenti governativi che possono avere diverse opinioni, ma in generale in Russia c'è un certo consenso sul governo italiano: il vicepremier Matteo Salvini è molto conosciuto, anche nell'establishment politico russo. Salvini ha tenuto discorsi, alcune posizioni che ha preso sono molto vicine alla visione russa in politica estera, era così ancora prima di arrivare al governo: e qui va sottolineato che poi non ha cambiato le sue posizioni dopo essere diventato vicepremier. Quanto al Movimento 5 Stelle, è una forza politica che non era conosciuta tanto dall'élite politica russa, tuttavia buona parte dei punti del loro programma coincide con la nostra agenda di politica estera. Quindi il governo italiano dal punto di vista russo è molto promettente". L'Italia cerca la sponda russa perla Libia, per riaffermare il proprio ruolo a fronte di una Francia molto, molto mobilitata. "Credo che anche la questione libica sia uno dei dossier su cui ci può essere tra Russia e Italia una cooperazione molto proficua. La Russia era convinta dall'inizio che gli eventi in Libia, con lo spodestamento di Gheddafi avvenuto con modalità al di fuori di qualsiasi cornice legale, avrebbero potuto provocare una crisi politica con conseguenze anche sui Paesi europei. La posizione che l'Italia ha assunto dal punto di vista russo è molto positiva e credo personalmente che l'accordo fatto con la Libia per combattere l'immigrazione illegale è davvero ottimo, la prova che se si vuole davvero risolvere un problema c' sempre un modo per farlo, diverso da quanto hanno proposto per anni altri Paesi europei. Credo che Russia e Italia assieme possano collaborare in modo proficuo, possano mostrare che sia possibile stabilizzare la situazione, almeno stabilizzarla, in un'ottica regionale e anche, allargando lo sguardo, in un quadro di Medio Oriente allargato.

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Fotografia Europea 2026 presenta i fantasmi del quotidiano

Reggio Emilia, 2 mag. (askanews) - Dal 30 aprile al 14 giugno 2026, Reggio Emilia torna a esplorare le trasformazioni del nostro tempo, raccontate dagli sguardi di grandi fotografi e giovani talenti emergenti, con la ventunesima edizione di Fotografia Europea, il festival promosso e organizzato dalla Fondazione Palazzo Magnani e dal Comune di Reggio Emilia, con il contributo della Regione Emilia-Romagna. Filo conduttore delle mostre curate da Arianna Catania, Tim Clark, Luce Lebart e Walter Guadagnini è Fantasmi del Quotidiano. Questa edizione di Fotografia Europea invita a cercare le cose non viste e quelle invisibili, prestando attenzione ai sussurri di ciò che è stato e di ciò che potrebbe essere. Attraverso l'obiettivo, si rivelano le storie silenziose che danno forma al nostro presente, aprendo nuovi percorsi per l'immaginazione.

Maurizio Corradini, Presidente della Fondazione Palazzo Magnani, in occasione delle giornate inaugurali, ha introdotto l'evento ad askanews: "Siamo alla ventunesima edizione di Fotografia Europea, Fantasmi del Quotidiano, siamo davvero felici di dare inizio a questa edizione, ricca nel numero delle mostre, oltre venti, artisti provenienti da ogni parte del mondo e tanti spazi. Quest'anno davvero abbiamo avuto la fortuna e il piacere nelle collaborazioni che abbiamo instaurato di poter usufruire di spazi nuovi come Palazzo Scaruffi, dove per esempio si terrà una mostra che celebra i duecento anni della storia della fotografia". E ha commentato poi entrando in specifico nel tema dell'edizione 2026: "Nella società in cui stiamo vivendo e i tempi che stiamo vivendo ovviamente così complessi, violenti, verbalmente e non solo verbalmente, avere l'opportunità di ricentrarsi su noi stessi, riconnetterci con noi stessi, ripensando appunto a ciò che sono i fantasmi: le nostre paure, ma anche i nostri ricordi e le nostre aspettative. È un tema molto contemporaneo, molto attuale, io credo, davvero importante. Andiamo un po' a scandagliare, attraverso la lente di ingrandimento di questi artisti, quelli che sono gli interstizi spaziali, ma soprattutto temporali, delle nostre anime".

Al pian terreno dei Chiostri di San Pietro tre progetti specifici: "Come sempre, l'attenzione nostra, come Fondazione e come Fotografia Europea, è rivolta anche ai più giovani, anche alla formazione e all'inclusività: come per esempio Speciale Diciottoventicinque, progetto a cui teniamo molto. Quest'anno il tutoraggio è stato effettuato da Sugar Paper di Modena. Marcello Coslovi e Alex Tabellini hanno seguito un gruppo di ragazzi che hanno avuto la possibilità di creare un proprio progetto fotografico espositivo in specifico sul libro fotografico e lo troverete ai Chiostri di San Pietro nella parte bassa dove c'è anche una commissione di Fotografia Europea a Simona Ghizzoni, artista tra l'altro con i natali reggiani per la prima volta". Milk Wood di Ghizzoni pone al centro la figura femminile come depositaria di memoria ma anche di immaginazione e progettualità, in un percorso laboratoriale partecipato sul territorio, tra parole e immagini. Il terzo progetto è Keep the Fire Burning, a cura di Francesco Colombelli in collaborazione con il Centro diurno per l'adolescenza A DA. Attraverso una selezione di libri fotografici, la mostra indaga come miti, fiabe, credenze popolari e tradizioni continuano ad abitare il nostro presente, costruendo una geografia emotiva e culturale che attraversa confini e generazioni.

I Chiostri di San Pietro, sede della biglietteria e cuore pulsante del festival, ospitano al piano superiore il nucleo di mostre curate da Tim Clark e Luce Lebart: Felipe Romero Beltràn con Bravo, Mohamed Hassan con Our Hidden Room, Salvatore Vitale con Automated Refusal, Marine Lanier con Le Jardin d'Hannibal, Ola Rindal con Stains and Ashes, Tania Franco Klein con Subject Studies: CHAPTER I, Giulia Vanelli con The Season e Frédéric D. Oberland con Vestiges du futur.

A Palazzo da Mosto è presente al primo piano la mostra collettiva Ghostland a cura di Arianna Catania: un'esplorazione sull'epoca ipermediata in cui viviamo. Al piano terra sono allestiti i progetti della Open Call: Federica Mambrini con L'albergo della lontananza e Emilia Martin con The serpent's thread curata da Eleonora Schianchi. A Palazzo Scaruffi la mostra 200x200. Due secoli di fotografia e società a cura di Walter Guadagnini.

Nella Chiesa dei Santi Carlo e Agata è la mostra Ghostwriter di Elena Bellantoni a cura di Fulvio Chimento.

La sezione di fotografia di Palazzo dei Musei presenta Luigi Ghirri. A Series of Dreams, a cura di Ilaria Campioli e Andrea Tinterri, con la curatela musicale di Giulia Cavaliere. Negli stessi spazi, la tredicesima edizione di Giovane Fotografia Italiana presenta il progetto Voci a cura di Ilaria Campioli e Daniele De Luigi.

Come ogni anno, il Festival è arricchito da un calendario di appuntamenti che accompagnano i visitatori dalle giornate inaugurali - 30 aprile, 1, 2, 3 maggio - fino al 14 giugno: conferenze, incontri con gli artisti, presentazione di libri, book signing, letture portfolio, workshop, una bookfair dedicata agli editori indipendenti e spettacoli.

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Biennale, Meloni: al posto di Buttafuoco non avrei aperto alla Russia

Milano, 30 apr. (askanews) - "Non so dire se le dimissioni della giuria della Biennale Arte siano collegate all'invio degli ispettori, io posso solo ripetere che la scelta che è stata fatta sul padiglione della Russia è una scelta che il governo ha dichiarato di non condividere, dopodiché la Biennale è un ente autonomo e Buttafuoco è una persona capacissima. Io questa scelta non l'avrei fatta al suo posto e questo è ciò che penso dall'inizio. Sugli ispettori credo si dovrebbe chiedere al ministro Giuli". Lo ha detto il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, commentando gli ultimi sviluppi dalla Biennale di Venezia.

"Rispetto l'autonomia della Biennale di Venezia e ritengo geniale la decisione dell'amico Buttafuco di consegnare i premi a fine Biennale e di sostituire i Leoni assegnati da una giuria di cinque persone con la scelta dei visitatori. Sarà una Biennale autonoma e democratica, meglio di così non poteva andare". Ha aggiunto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini.

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Terremoto alla Biennale, si dimette giuria: premiazione a novembre

Venezia, 30 apr. (askanews) - Non c'è pace per la Biennale Arte di Venezia, in un pomeriggio di sole e nel pieno dei preparativi per l'allestimento di mostra internazionale e padiglioni è arrivata la notizia delle dimissioni della giuria internazionale. Solange Farkas, che era la presidente, Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma, Giovanna Zapperi, dopo le polemiche per la scelta di escludere dai premi Russia e Israele e l'invio degli ispettori del ministero della Cultura, hanno rinunciato all'incarico, a nove giorni dall'inaugurazione.

Un vero e proprio terremoto che ha avuto immediate ripercussioni sull'organizzazione della Biennale: la cerimonia di premiazione, prevista per il 9 maggio, è stata spostata all'ultimo giorno di apertura, il 22 novembre e al posto dei premi della giuria dimissionaria saranno assegnati due "Leoni dei visitatori": uno per il miglior artista partecipante alla 61esima esposizione e uno per la migliore Partecipazione nazionale: a quest'ultimo premio concorrono tutte le partecipazioni, quindi anche Russia e Israele. Questo - spiegano dall'istituzione veneziana - in coerenza con i principi fondativi di apertura, dialogo, rifiuto di ogni forma di chiusura e di censura.

I voti per i Leoni saranno espressi dai visitatori con biglietto che avranno visto entrambe le sedi dell'Arsenale e dei Giardini.

Il cambio di data della premiazione non è una novità assoluta, era già accaduto nel 2021 per via del Covid, ma si tratta comunque di un evento eccezionale, che dà la misura delle difficoltà che la Biennale sta vivendo in questo 2026.

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Carburanti, Meloni: taglio accise non strutturale perchè esauriremmo risorse

Roma, 30 apr. (askanews) - "Non mi sento di dire oggi che rendo strutturale il taglio delle accise con la situazione economica che non sarà facilissima, rischieremmo di azzerare le risorse che abbiamo da qui a fine anno". Lo ha detto la presidente del consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri.

"Sono una grande sostenitrice del taglio delle accise ma si lavora per priorità è tagliarle costa molto per il beneficio che produce se diventa strutturale - ha aggiunto -. Chiaramente abbiamo immaginato un taglio che consentisse di bloccare un aumento che poteva impattare in modo significativo".

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