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Argentero in "Cosa fai a Capodanno?": una commedia stupefacente

sabato 7 luglio 2018
1' di lettura

Roma (askanews) - Luca Argentero è una delle presenze fisse delle commedie italiane, e dopo l'uscita del film "Hotel Gagarin", a Ciné - Giornate di Cinema di Riccione ha presentato il nuovo film di cui è protagonista, "Cosa fai a Capodanno?", prima regia di Filippo Bologna. Argentero fa coppia con Ilenia Pastorelli, e nel cast ci sono Alessandro Haber, Vittoria Puccini, Isabella Ferrari. "Sono quattro coppie che si danno appuntamento per passare il Capodanno in uno chalet in montagna, non si conoscono, e l'obiettivo è quello di fare un'ammucchiata. Ovviamente l'ammucchiata è un punto d'arrivo a cui non arriveranno mai perché gli incidenti che portano alla fatidica mezzanotte sono l'oggetto della narrazione. Il sesso è vero, è forse un pochettino, è attraente per definizione, quindi può fare appeal sul pubblico, ma il pubblico che si siederà in sala troverà tantissimi spunti di riflessione che non riguardano il sesso". Bologna è stato il cosceneggiatore del fortunatissimo "Perfetti sconosciuti", e la sua prima regia per Argentero è sorprendente. "Sono rimasto davvero colpito, sono molto felice di far parte di questo progetto, perché vi renderete conto che si sente spesso parlare di black comedy, o del tentativo di riuscire a farlo, e questo mi sembra davvero riuscito. Fa esattamente quello che voleva fare ed è stupefacente quello che è riuscito a fare".

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Il brano, scritto e prodotto da Danilo Amerio, nasce da una storia realmente accaduta: quella di una bambina che, ignara dell'accaduto, perde il padre ucciso in servizio e si presenta dal comandante chiedendo dove sia finito, convinta che qualcuno possa ancora richiamarlo a casa. Un episodio autentico, tanto drammatico quanto umano, che Amerio e Mengoli trasformano in una ballad intensa, essenziale e profondamente italiana.

La canzone si apre con lo sguardo della bambina, descritto con delicatezza e realismo: otto anni, forse meno, un berretto troppo grande e la capacità istintiva di "aspettare come solo i figli di chi parte sanno fare". Il dialogo con il comandante è lacerante nella sua innocenza: "Comandante papà oggi non è a casa. Se lo chiama lei magari gli risponde." Parole che diventano un crollo emotivo, un dolore che nessuna divisa prepara ad affrontare.

Il coro dei bambini, presente nei passaggi più toccanti, diventa la voce universale di chi ha perso un padre, un riferimento, una guida: "Ciao papà dove sei, perché hai preso il volo lasciando il vuoto "

Il brano non si limita a raccontare un evento: lo trasforma in una testimonianza, in un atto di memoria e rispetto verso le famiglie dei servitori dello Stato che affrontano sacrifici enormi, spesso invisibili agli occhi del mondo.

La collaborazione tra Danilo Amerio e Paolo Mengoli dà forza alla narrazione. Le loro voci si alternano come due prospettive della stessa ferita: quella dell'uomo che osserva la bambina e non trova parole; quella dell'adulto che porta il peso di ciò che resta non detto.

"Papà dove sei" è una ballad costruita senza artifici, lasciando spazio alla verità della storia: archi, pianoforte, voci pulite, una produzione asciutta che privilegia emozione e ascolto.

La canzone diventa così un omaggio ai padri che non ci sono più, alle famiglie che restano, ai bambini che aspettano risposte, e a tutti coloro che servono il Paese tra sacrifici e silenzi.

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