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Al Cern l'acceleratore di particelle LHC si ferma fino al 2021

venerdì 7 dicembre 2018
2' di lettura

Ginevra (askanews) - Al Cern di Ginevra l'acceleratore di particelle Lhc (Large hadron collider) si ferma per due anni per consentire lavori di aggiornamento. Il gigantesco "frullatore di materia" che nel 2012 ha consentito di scoprire l'esistenza del Bosone di Higgs, meglio noto come "Particella di Dio", l'elemento teorizzato nel 1964 dal fisico Peter Higgs e che avrebbe dato massa, "accendendola", a tutta la materia dell'universo, tornerà operativo nel 2021, più performante che mai. Tra il 2015 e il 2018 l'Lhc ha registrato circa 16 milioni di collisioni tra protoni con oltre 300 petabyte (300 milioni di gigabyte) archiviati nel data center del Cern, equivalente a circa 1000 anni di streaming video. Analizzando questi dati, gli esperimenti hanno permesso di estendere la conoscenza della fisica fondamentale e dell'universo. "Le proprietà del bosone di Higgs - ha osservato l'italiana Fabiola Gianotti, direttore generale del Cern - possono darci indicazioni utili sulla fisica al di là del Modello Standard". In particolare, i fisici stanno analizzando il modo in cui il Bosone si trasforma in altre particelle, per verificare le previsioni del Modello standard, ovvero la teoria che cerca di capire come sia nata e di cosa sia fatta la materia e come i suoi costituenti interagiscano tra loro. Durante la pausa, denominata Long Shutdown 2, l'acceleratore e i rilevatori saranno rinforzati e aggiornati, per esempio con nuove ottiche ad alta luminosità, per aumentare la concentrazione del fascio nei punti di collisione e consentire all'Lhc di produrre molti più dati. In realtà l'Lhc non è stato già spento del tutto; per un altro mese circa lavorerà su collisioni di atomi di piombo per studiare uno stadio primordiale della materia che si ritiene essere esistito subito dopo il Big bang, dopodiché andrà davvero "in letargo" per i prossimi due anni.

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Roma, 25 mag. (askanews) - L'epidemia di Ebola in Repubblica democratica del Congo è "senza precedenti" e le cifre sono sicuramente sottostimate: ad affermarlo è il coordinatore delle emergenze di Medici Senza Frontiere (MSF), mentre la conta dei morti nel Paese ha superato le 200 vittime. "La prima sfida è che questa epidemia è senza precedenti. Oggi ci sono più di 700 casi sospetti nell'Ituri", la regione nel nord-est della Repubblica democratica del Congo, al confine con l'Uganda, ha spiegato il coordinatore Msf Florent Uzzeni, ad AFP da Bunia, capoluogo della provincia.

"Di solito - prosegue - quando si interviene in caso di epidemie di Ebola, lo si fa non appena si registrano alcuni casi, ma mai 700. Ci troviamo quindi di fronte a un'epidemia di grandi proporzioni che si è già diffusa in numerose zone. L'epidemia ha colpito anche centri urbani con diverse centinaia di migliaia di abitanti, il che purtroppo ne favorirà inevitabilmente la diffusione", aggiunge. Secondo quanto riferito su X dal direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, sono nel frattempo "oltre 900" i casi sospetti di Ebola, di cui 101 confermati, registrati nella Repubblica Democratica del Congo, dove è in corso un'epidemia causata dal ceppo Bundibugyo del virus, per il quale non esistono al momento vaccini né trattamenti specifici.

Secondo l'ultimo bilancio diffuso sabato dal Ministero della Salute congolese, l'epidemia ha causato 204 morti su 867 casi sospetti. Le autorità locali avevano decretato ufficialmente l'inizio dell'epidemia il 15 maggio, con l'Oms che ha conseguentemente attivato un'allerta sanitaria internazionale.

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