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"La prima pietra", la commedia di Natale 2.0 sull'integrazione

venerdì 7 dicembre 2018
2' di lettura

Roma, (askanews) - E' una commedia che fa sorridere sulle difficoltà di dialogo tra culture diverse e che sovverte tanti luoghi comuni "La prima pietra", tratta da un testo di Stefano Massini, diretta da Rolando Ravello, nei cinema dal 6 dicembre. Corrado Guzzanti è il preside di una scuola che alla vigilia di Natale deve far dialogare un bidello e sua moglie, feriti dal lancio di una pietra da parte di un bambino musulmano, e la mamma e la nonna di quest'ultimo. Nel cast ci sono Kasia Smutniak, Serra Yilmaz, Lucia Mascino, Valerio Aprea e Iaia Forte. Ravello lo ha definito un film di Natale 2.0 e un film politico. "Il film di Natale 2.0 perché è un film cattivo, acido, che non guarda in faccia a nessuno. Gli schiaffi li prendono tutti in questo film: il preside che è cattolico, la maestra che è pseudobuddista, le due musulmane, i due ebrei. Ce n'è per tutti, tutti hanno torto, tutti hanno ragione. Film politico nel senso che cerca di condividere, di agire insieme allo spettatore. Lo spettatore non lo subisce questo film, è chiamato a partecipare, a me piace così, e ognuno di noi può darne la lettura che vuole". Temi come integrazione e confronto tra religioni e culture diverse sono di grande attualità, anche se nel film vengono trattati con un'originale ironia. Guzzanti a questo proposito dice: "Manca un enorme lavoro di diffusione culturale in entrambi i sensi, imparare a conoscersi. Manca un lavoro di cui sicuramente la scuola ha buona responsabilità, ma la scuola è una cassa di risonanza di ciò che c'è nel Paese. Se tu nel Paese hai invece un clima di tensione, paura, e fondamentale intolleranza la scuola non è un universo a parte che può creare una cosa completamente diversa". Kasia Smutniak e Serra Yilmaz interpretano le due donne musulmane: "Le migrazioni sono sempre esistite, quindi quello che manca è di levarci la paura dell'altro ed avere la curiosità di capirlo" di Yilmaz. "Manca la conoscenza del passato, l'analisi di quello che è già accaduto, di fatto" conclude Smutniak.

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In tanti si sono riversati in strada per protestare contro quello che, hanno denunciato, è solo l'ultimo episodio di una repressione da parte del presidente turco Recep Tayyip Erdogan nei confronti dei suoi rivali politici in vista delle prossime elezioni. "Lui (Erdogan) ha ordinato che la sede del nostro partito venisse perquisita dalla polizia, ha sparato gas, ci ha picchiato con i manganelli, ha devastato il partito e ci ha buttato in strada. Solo per sbarazzarsi di noi e consegnare il partito a un avversario che pensa di poter sconfiggere facilmente" ha detto Ozel. "Il mondo deve saperlo. Erdogan ha perso ogni ragione. Proprio come ha fatto gettare in prigione il candidato presidenziale che avrebbe potuto sconfiggerlo, ora sta ufficialmente chiudendo il partito politico che avrebbe potuto sconfiggerlo. Sta cambiando il suo leader. Vuole essere lui a decidere chi sarà il suo leader" ha aggiunto riferendosi al sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, arrestato con l'accusa di corruzione.

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Il segretario di Stato americano ha inoltre espresso fiducia nel fatto che l'Iran "avvierà un negoziato molto serio, significativo e limitato nel tempo sulla questione nucleare".

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