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Italia razzista: il libro di Fabio Isman sulla vergogna del 1938

venerdì 7 dicembre 2018
2' di lettura

Roma, 4 dic. (askanews) - Un lavoro minuzioso d'archivio quello compiuto da Fabio Isman, giornalista e studioso di cultura e di storia, per raccontare le conseguenze delle leggi razziali in Italia. Il suo "1938, l'Italia razzista - i documenti della persecuzione contro gli ebrei" edito dal Mulino nell'ottantesimo anniversario delle leggi, vuole raccontare non solo la persecuzione ma le razzie economiche ai danni della popolazione ebraica. Otto mesi di indagini nell'archivio di Stato e di Banca Intesa San Paolo, e di recupero di storie personali: "non ho un cognome tipicamente ariano, me ne sono occupato a lungo" sorride Isman. "Le norme anti ebraiche sono state un'enormità, fra leggi decreti e circolari sono state 320 fra il 1938 e il 1945, accompagnate da una propaganda virulentissima. Ma nascono all'improvviso, fino a poco tempo prima l'Italia non mostrava di essere antiebraico; gli ebrei in Italia sono stati liberi per una ottantina di anni da quando si chiudono i ghetti alle leggi razziali. La persecuzione è spaventosa e riguarda tutto lo scibile umano; vengono espulsi dalla collettività, fino alle piccole cose come il divieto di esportare colombi viaggiatori, una legge abrogata solo nel 2008"; l'elenco è lungo racconta Isman. E c'è molto che possiamo imparare, in questi tempi che vedono il ritorno del populismo, da questi metodi di costruzione dell'odio. "Mussolini crea il nemico interno perché gli faceva comodo" dice Isman. "Tutto comincia con un censimento e quando ho sentito parlare di censimento degli immigrati ho sentito qualche brivido sulla schiena. Censire è già discriminare. Bisogna stare attenti che queste cose non si ripetano; non nella stessa maniera perché probabilmente nessuno più al mondo farà una campagna razziale contro gli ebrei; ma ci possono essere tante cose simili che riguardano altre minoranze. Le minoranze vanno tutelate, sono il sale della nostra esistenza".

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In RD Congo "204 morti" per ebola, Msf: epidemia 'senza precedenti'

Roma, 25 mag. (askanews) - L'epidemia di Ebola in Repubblica democratica del Congo è "senza precedenti" e le cifre sono sicuramente sottostimate: ad affermarlo è il coordinatore delle emergenze di Medici Senza Frontiere (MSF), mentre la conta dei morti nel Paese ha superato le 200 vittime. "La prima sfida è che questa epidemia è senza precedenti. Oggi ci sono più di 700 casi sospetti nell'Ituri", la regione nel nord-est della Repubblica democratica del Congo, al confine con l'Uganda, ha spiegato il coordinatore Msf Florent Uzzeni, ad AFP da Bunia, capoluogo della provincia.

"Di solito - prosegue - quando si interviene in caso di epidemie di Ebola, lo si fa non appena si registrano alcuni casi, ma mai 700. Ci troviamo quindi di fronte a un'epidemia di grandi proporzioni che si è già diffusa in numerose zone. L'epidemia ha colpito anche centri urbani con diverse centinaia di migliaia di abitanti, il che purtroppo ne favorirà inevitabilmente la diffusione", aggiunge. Secondo quanto riferito su X dal direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, sono nel frattempo "oltre 900" i casi sospetti di Ebola, di cui 101 confermati, registrati nella Repubblica Democratica del Congo, dove è in corso un'epidemia causata dal ceppo Bundibugyo del virus, per il quale non esistono al momento vaccini né trattamenti specifici.

Secondo l'ultimo bilancio diffuso sabato dal Ministero della Salute congolese, l'epidemia ha causato 204 morti su 867 casi sospetti. Le autorità locali avevano decretato ufficialmente l'inizio dell'epidemia il 15 maggio, con l'Oms che ha conseguentemente attivato un'allerta sanitaria internazionale.

In Uganda sono stati segnalati altri due casi confermati tra il personale sanitario, facendo salire a 7 il numero totale, tra cui un morto. "In questo tipo di epidemia è molto importante pensare anche a tutti i malati che non hanno l'Ebola, poiché hanno bisogno di cure, penso in particolare alla malaria. Ma ci troviamo anche in una zona in cui i campi profughi hanno bisogno di acqua e, appunto, l'accesso ai servizi sanitari di base è assolutamente necessario e non va trascurato", ha concluso.

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Milano, 25 mag. (askanews) - Per la prima volta in Italia gli studenti universitari hanno una Orchestra Nazionale che riunisce i migliori talenti musicali degli atenei di tutta la penisola. A idearla e a presentarla al Teatro Alla Scala di Milano il presidente e direttore artistico di UniON; Gianluca Scandola. "Io ho lavorato 42 anni alla Scala - ha detto ad askanews - è per me una casa, però questo è un approccio completamente diverso, è un approccio che noi facciamo con i musicisti che probabilmente non faranno il mestiere di musicisti, faranno un altro lavoro, un'altra carriera nella vita, ma noi vogliamo aiutarli a mantenere la loro passione e dargli qualcosa di formativo in più con il contatto con i professionisti, che è molto difficile per un giovane che vive anche lontano da quelli che sono i luoghi di produzione musicale, avere dei contatti con dei professionisti per migliorare la qualità esecutiva e anche per approcciare certi repertori, penso ad esempio a questa sinfonia che noi faremo, la sinfonia del Nuovo Mondo di Dvorak, che tutti conoscono, ma è molto complicata da eseguire, ci vuole un'orchestra, molto grande, ci vuole la conoscenza della pratica orchestrale".

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