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Protesta dei liceali in Francia, scontri e tensione a Marsiglia

venerdì 7 dicembre 2018
1' di lettura

Roma, 6 dic. (askanews) - Migliaia di studenti dei licei francesi sono scesi in piazza, in particolare a Marsiglia e Nizza, contro la riforma della scuola superiore voluta dal governo. Da giorni i ragazzi, sulla scia delle proteste dei gilet gialli contro la politica sociale e fiscale del governo e l'aumento delle tasse sui carburanti, che per ora hanno ottenuto una sospensione dei rincari, chiedono un passo indietro sui provvedimenti che penalizzano secondo loro gli studenti meno abbienti. Tra i punti più contestati ci sono la riforma della maturità e il programma Parcoursup, il nuovo sistema di iscrizione all'università accusato di essere selettivo perché impone dei requisiti ben definiti. A Marsiglia la protesta a metà giornata ha fatto registrare momenti di tensione con la polizia che ha lanciato lacrimogeni per disperdere i ragazzi e diverse auto sono state date alle fiamme. 2.15 "Chiediamo il ritiro del Parcoursup, della riforma della maturità, della riforma delle scuole professionali, non se ne parla ma questa riforma ucciderà le scuole professionali", dice una studentessa che ricorda anche che si prevede l'aumento delle tasse per gli studenti stranieri. E un altro aggiunge: 2.40 "Per prima cosa non ci ascoltano, seconda cosa Emmanuel Macron e il suo governo ci disprezzano, terzo ci sembra che si vada proprio nella direzione sbagliata, dicono che il Parcoursup è una buona cosa, per noi invece è scandaloso".

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Istanbul, 25 mag. (askanews) - È caos in Turchia dopo che la polizia ha fatto irruzione negli uffici del principale partito di opposizione del Paese, il Partito Popolare Repubblicano (CHP), lanciando proiettili di gomma e gas lacrimogeni, pochi giorni dopo che un tribunale ha annullato il congresso del partito, in cui Ozgur Ozel era stato scelto come leader.

In tanti si sono riversati in strada per protestare contro quello che, hanno denunciato, è solo l'ultimo episodio di una repressione da parte del presidente turco Recep Tayyip Erdogan nei confronti dei suoi rivali politici in vista delle prossime elezioni. "Lui (Erdogan) ha ordinato che la sede del nostro partito venisse perquisita dalla polizia, ha sparato gas, ci ha picchiato con i manganelli, ha devastato il partito e ci ha buttato in strada. Solo per sbarazzarsi di noi e consegnare il partito a un avversario che pensa di poter sconfiggere facilmente" ha detto Ozel. "Il mondo deve saperlo. Erdogan ha perso ogni ragione. Proprio come ha fatto gettare in prigione il candidato presidenziale che avrebbe potuto sconfiggerlo, ora sta ufficialmente chiudendo il partito politico che avrebbe potuto sconfiggerlo. Sta cambiando il suo leader. Vuole essere lui a decidere chi sarà il suo leader" ha aggiunto riferendosi al sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, arrestato con l'accusa di corruzione.

L'ultima ordinanza del tribunale ha annullato la vittoria di Ozel alle elezioni del partito del 2023 e ha nominato leader ad interim l'ex presidente Kemal Kilicdaroglu, che ha subìto una serie di sconfitte elettorali, indebolendo così la leadership.

A scendere in piazza anche centinaia di studenti a Istanbul dove con un decreto ufficiale, il presidente Erdogan ha ordinato la chiusura di una delle principali università indipendenti di orientamento liberale a metà anno scolastico, la Bilgi. "Non sappiamo nulla, non ci sono notizie, non ci viene fornita alcuna informazione. Non sappiamo cosa faremo" dice una studentessa,

"Nel cuore della notte hanno chiuso la struttura con una sola firma. Lo abbiamo scoperto di notte, alcuni al mattino, altri mentre studiano per gli esami finali. Stanno attaccandi gli accademici, gli studenti, tutti", continua, assicurando che continueranno la protesta.

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"Pensavamo di avere notizie ieri sera, forse oggi (lunedì), ma non mi sbilancerei troppo su questo", ha dichiarato il capo della diplomazia americana da Nuova Delhi, alludendo alla possibilità di un accordo.

"Abbiamo sul tavolo quella che considero una proposta piuttosto solida riguardo alla loro capacità di riaprire gli stretti e mantenerli aperti", ha detto ai giornalisti mentre lasciava la capitale indiana, dove si trovava in visita ufficiale.

Il segretario di Stato americano ha inoltre espresso fiducia nel fatto che l'Iran "avvierà un negoziato molto serio, significativo e limitato nel tempo sulla questione nucleare".

Le dichiarazioni di Rubio sono arrivate dopo che il presidente americano Donald Trump ha ridimensionato le aspettative su un accordo, affermando di aver detto ai suoi negoziatori di non "avere fretta". "Non ha fretta, non farà un cattivo accordo e il presidente non concluderà un'intesa svantaggiosa", ha detto Rubio riferendosi a Trump.

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