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Frank Horvat si racconta a Torino: ecco il mio angolo di visione

sabato 3 marzo 2018
2' di lettura

Torino (askanews) - E' uno dei più importanti fotografi viventi, eppure il novantenne Frank Horvat riesce ancora ad avere quella grazia leggera che gli permette di ironizzare su se stesso anche presentando una grande mostra, curata da lui stesso, nella quale prova a riassumere tutto il proprio percorso creativo. "Mi hanno sempre accusato, come fotografo e come artista - ha detto ad askanews - di non essere risssumibile in una sola parola, di essere un po' da tutte le parti. E dunque mi sono detto: pazienza, non avrò un aspetto solo, ma ne avrò tanti". Da qui, all'interno delle Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino che ospitano la mostra "Frank Horvat - Storia di un fotografo", la scelta di un percorso per quindici diverse parole chiave che esprimono le tante direzioni e i tanti interessi del suo lavoro. "Nella fotografia - ha aggiunto Horvat - c'è questa particolare proporzione tra quello che è portato dal fotografo e quello che è portato dalle occasione, dalle circostanze del mondo, la metà o i tre quarti della mia fotografia vengono dal movimento delle nuvole, delle persone, dei cani, dei gatti... Di quello che c'è. E una piccola parte viene dalla mia decisione di scattare una certa inquadratura in un certo momento". Le sezioni sono varie, ma una in particolare ci ha colpito per il suo titolo perfetto per descrivere un modo di essere nella fotografia: "Il tempo sospeso". "Il tempo siamo noi - ci ha detto 'artista - il tempo è il nostro nemico, il tempo è quello che ci uccide, il tempo è la nostra vita, il tempo è tutto. E il tempo è la mia angoscia, continuamente. E la fotografia è una specie di vittoria illusoria sul tempo, completamente illusoria, naturalmente". Una vittoria che dura il tempo di uno scatto, probabilmente, ma che è anche in sé un atto artistico. Così quando chiediamo a Frank Horvat se si definisce più un fotografo o più un artista, lui ci chiede a sua volta quale tipo di risposta preferiamo: modesta o pretenziosa. E ovviamente scegliamo la seconda. "Conosco molti fotografi - ha concluso Horvat - che hanno fatto delle fotografie che invidio e che sono migliori delle mie, ma dei fotografi che hanno un angolo di visione come il mio ne conosco pochi". In mostra a Torino, oltre alle 210 immagini sue, Horvat ha portato anche una trentina di scatti di altri grandi autori che fanno parte della sua collezione privata, esposte per la prima volta in assoluto. E che resteranno aperte al pubblico fino al prossimo 20 maggio.

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La canzone si apre con lo sguardo della bambina, descritto con delicatezza e realismo: otto anni, forse meno, un berretto troppo grande e la capacità istintiva di "aspettare come solo i figli di chi parte sanno fare". Il dialogo con il comandante è lacerante nella sua innocenza: "Comandante papà oggi non è a casa. Se lo chiama lei magari gli risponde." Parole che diventano un crollo emotivo, un dolore che nessuna divisa prepara ad affrontare.

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