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Ron canta Dalla in "Lucio!": è un poeta e va studiato a scuola

sabato 3 marzo 2018
2' di lettura

Milano (askanews) - Un omaggio a un artista e un amico scomparso per celebrare il suo 75esimo compleanno: esce il 2 marzo "Lucio!", raccolta firmata da Ron con 12 successi di Lucio Dalla incluso l'inedito "Almeno pensami" che l'artista ha portato al 68esimo Festival di Sanremo conquistando il premio della critica Mia Martini. Ron ha riarrangiato ed interpretato i brani con il suo stile e dedicato il disco a Michele Mondella, storico amico e collaboratore suo e di Lucio. "Io sono sempre stato abituato a cantare Lucio, abbiamo scritto canzoni insieme, non mi sono approcciato per la prima volta ma ho sentito il peso perchè è una canzone inedita, ho detto bisogna fare in modo che arrivi davvero, non può piacere solo a me ma deve piacere a tutti". "Secondo me la gente si rende conto della mancanza quando ascolta una cosa che ha uno spessore come quello di Lucio, la sua firma e zampata è riconoscibilissima, è un mondo con cui hai convissuto, è legata a storie personali con queste canzoni, appena ho aperto bocca e si è commossa". Il progetto è nato prima della chiamata di Baglioni e del Festival, con una scelta delle canzoni nata dalla passione in una sorta di percorso ideale dall'inizio alla fine della carriera di Lucio, partendo da "4 marzo 1943". "Forse noi artisti facciamo l'errore di mettere in studio troppe idee musicali e il testo ne soffra un po', per cui ho cercato di dare una semplicità alla lettura di queste canzoni, fatte con pochi strumenti suonati in diretta in studio, sia voce che chitarra che i tre musicisti, abbiamo suonato live e questo ha fatto uscire un mondo". Ron porterà il disco in tour con uno spettacolo teatrale in giro per l'Italia per raccontare Lucio Dalla: le prime due date sono il 6 maggio al Teatro dal Verme di Milano e il 7 maggio all Auditorium Parco della Musica di Roma. "Trovo che Lucio manchi tantissimo alla musica italiana e che non stia rendendo pane a Lucio, come a Battisti o De Andrè e alle persone che se ne sono andate e sono ormai scrittori come Carducci e Leopardi, secondo me vanno studiati a scuola. La mia paura è che vengano dimenticati se non si fa qualcosa".

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