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Welfare aziendale, Zamagni: riscoprire il modello italiano

domenica 17 giugno 2018
2' di lettura

Milano (asknews) - Welfare aziendale: grande opportunità per le imprese, purché queste siano in grado di ripensare e attuare un modello più vicino alle caratteristiche del tessuto economico italiano senza copiare in modo passivo formule e modelli del mondo anglosassone. E' quanto sostiene Stefano Zamagni che a Milano è intervento a "Wellfeel. Benessere organizzativo e welfare aziendale", la due giorni di confronti e convegni organizzata dalla casa editrice ESTE. "In Italia molti imprenditori non riescono a capire il welfare aziendale nella versione americana. Il contesto americano è diverso dal nostro, il modo di fare impresa degli americani è diverso, non è detto sia migliore o peggiore, ma diverso - ha detto Stefano Zamagni, docente di Economia Politica all'Università di Bologna e alla Johns Hopkins Univeersity - Allora o noi abbiamo la capacità di recuperare le nostre radici storiche, e aggiornarle e migliorarle e perfezionarle, o succederà che a parole le imprese si dichiareranno a favore del welfare aziendale, perché è la moda del momento, ma nella pratica diranno 'non ci credo, perché non è adeguata alle nostre caratteristiche' ". Zamagni invita a ricordare come il concetto di welfare aziendale sia proprio della cultura imprenditoriale italiana, dai Crespi agli Olivetti, e che incide soprattutto su una dimensione territoriale e di comunità. Quella anglosassone, invece, si applica a imprese di grandissime dimensioni lasciando in secondo piano gli aspetti relazionali e sociali. "Noi dobbiamo recuperare le nostre radici che sono quelle dell'economia civile - prosegue Zamagni - L'impreditore 'civile' è nato in Italia. E' ovvio che le nuove caratteristiche dei processi di produzione legati alla quarta rivoluzione industriale impongono delle modifiche strutturali sia nei modelli di organizzazione sia nel modo con cui si affronta la competizione di mercato ed è su questo che è ormai urgente aprire un serio dibattito". Oltre duecento rappresentati di imprese iscritte alle sessioni di convegno, cinquanta relatori, un denso programma culturale e decine di Business Matching, appuntamenti commerciali tra imprese e fornitori di servizi: le giornate di "Wellfeel" sono state vissute dalle aziende come importante occasione di aggioranamento e anche di sviluppo. "Alle aziende, soprattutto alle aziende piccole e medie, bisogna raccontare il potenziale che può esprimere il welfare aziendale - dice Chiara Lupi, responsabile editoriale della casa editrice ESTE - C'è molto bisogno di fare cultura, perché le grandi aziende hanno già implementato questi strumenti, sulle piccole aziende invece c'è ancora molto lavoro da fare" . La casa editrice ESTE, che ha organizzato la due giorni di convegno, cura le riviste "Sviluppo&Organizzazione", "Persone&Conoscenze" e "Sistemi&Impresa" da più di 40 anni; pubblicazioni dedicate all'evoluzione dei modelli organizzativi aziendali e sul rapporto tra le organizzazioni e le persone che ne fanno parte.

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