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Apparenze di Giulio Paolini, teoria di un artista imprescindibile

sabato 20 gennaio 2018
2' di lettura

Milano (askanews) - Individuare le condizioni spaziali all'interno delle quali un quadro potrebbe nascere. Il lavoro di Giulio Paolini - probabilmente il più rilevante artista italiano ancora attivo - ruota spesso intorno a questo concetto e, anzi, questo concetto è diventato il quadro, in un gioco di ribaltamenti che poi l'artista ha continuato a fare, rendendo ancora più profonda la propria poetica. Da questo punto di partenza si muove anche la mostra "Teorie delle apparenze" che la Galleria Fumagalli di Milano ha dedicato a Paolini, con la curatela di Angela Madesani e della stessa gallerista Annamaria Maggi. "Ci interessa avvicinare artisti che hanno fatto la storia della contemporaneità, artisti di rottura, pionieri - ha detto ad askanews - E sicuramente Giulio Paolini rientra in questa categoria". L'ambizione dell'esposizione, che dimostra come le gallerie private siano spesso anche luoghi di riflessione storica, è quella di ricostruire una sintesi del percorso di Paolini, anche un omaggio, certamente, ma di una consapevole intensità. "L'idea di Paolini - ha aggiunto Annamaria Maggi - sostanzialmente è nata perché abbiamo avuto la possibilità di avere questo bellissimo lavoro, che dà il titolo anche alla mostra, Teoria delle apparenze, che viene dalla Collezione Sonnabend. E' un lavoro degli anni Settanta, uno dei primi lavori di Paolini, e avendolo da noi è nata l'idea di fare una piccola antologica. Il primo lavoro è del 1969, l'ultimo del 2015 e siamo riusciti a trattare gran parte dei temi toccati da Giulio Paolini". Nello spazio principale della Galleria Fumagalli, che ha la caratteristica di saper accogliere con lo stesso calore storie e pratiche artistiche molto diverse, si possono trovare tanto i celebri cavalletti di Paolini (che contengono e ripensano la storia dell'arte) quanto i suoi libri sostenuti da calchi in gesso (che rimandano alla filosofia, in questo caso a Heidegger). Ma in tanto biancore paradigmatico Annamaria Maggi trova anche qualcosa di più. "Lui - ha concluso la gallerista - ti propone degli argomenti, dei linguaggi, te li accenna, ma poi fa in modo anche di nasconderteli e un altro elemento che mi è piaciuto molto è che rende l'opera sensuale, accattivante, sexy, perché ti attrae, ti attira". La mostra alla Galleria Fumagalli resta aperta al pubblico fino al 14 aprile.

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