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Il sex scandal Weinstein si allarga ma Oliver Stone lo difende

sabato 14 ottobre 2017
2' di lettura

Los Angeles (askanews) - Si allarga a macchia d'olio, aggravandosi di confessioni e particolari sempre più turpi e pruriginosi, il sex scandal che ha coinvolto il produttore hollywoodiano Harvey Weinstein che ha ormai assunto una dimensione internazionale. Come quando si rompe una diga, su Weinstein ora piovono accuse di abusi sessuali e stupri, dopo che la scorsa settimana un esplosivo articolo del New York Times ha raccontato una storia di comportamenti predatori da parte del mogul cinematografico. Il produttore è uno dei giganti di Hollywood e la sua azienda ha ottenuto più di 300 nomination agli Oscar. Contro Weinstein hanno preso posizione star e superstar come Angelina Jolie, Gwyneth Paltrow, Mira Sorvino, Kate Beckinsale, Ashley Judd. E una drammatica testimonianza è giunta anche da Asia Argento. Gli schizzi di fango hanno finito per coinvolgere anche la politica. Il produttore è stato infatti anche un generoso e notorio finanziatore del Partito democratico e i conservatori hanno subito lanciato pesanti accuse contro l'ex presidente Barack Obama e l'ex candidata presidenziale Hillary Clinton per aver atteso troppo a lungo prima di condannare Weinstein. Eppure c'è anche chi, in qualche modo e con apparenti e compulsive tendenze suicide, cerca di difenderlo. È il caso del regista Oliver Stone il quale sostiene che Weinstein sia stato già condannato da un sistema di giustizieri improvvisati. "Resto sempre un garantista e ritengo che prima di condannare si debba arrivare a un processo" ha detto il regista e sceneggiatore vincitore di tre Oscar. "Se ha violato la legge, verrà fuori. Non penso che un uomo debba essere condannato da un sistema di giustizieri improvvisati. È sempre stato un concorrente per me, non ho mai fatto affari con lui e non lo conosco direttamente. Ma ho sempre sentito storie orribili su tutti quelli che fanno parte del mondo di Hollywood e per questo non voglio fare commenti sui gossip. Aspettiamo e vediamo, credo che sia questa l'attitudine più corretta" ha concluso Stone.

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Questo, ha continuato Schlein, "lo dice anche chi, come me, è stata parlamentare europea in una fase in cui la battaglia per gli italiani era quella di far condividere a tutti i paesi membri la responsabilità sulla condivisione dell'accoglienza" dei migranti. E quindi, ha rilevato, "non è un successo di Giorgia Meloni il fatto che di questo non si parli più in quel Parlamento; anzi, è una resa".

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