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Funghi materiali del futuro? Le creazioni di un designer italiano

domenica 4 giugno 2017
2' di lettura

Roma, (askanews) - A guardarle bene sembrano un paio di pantofole normali, ma la domanda che sorge spontanea è: saranno comode? Sì, perché queste ciabatte sono fatte con i funghi, così come i vasi, i libri, i piccoli oggetti e persino una sedia. Tutte creazioni dell'artista e designer italiano Maurizio Montalti, che da tempo vive e lavora in Olanda, e che è possibile ammirare nell'esposizione permanente "A Fungal Future" ad Amsterdam, ospitata all'interno di Micropia, unico museo al mondo dedicato ai microbi. La sua speranza è che in futuro i funghi possano sostituire anche la plastica e altri materiali difficili da riciclare. Ha iniziato a studiarli e a lavorarci da pochi anni, voleva sperimentare progetti alternativi che coinvolgessero altre specie, cercando relazioni con organismi e sistemi viventi. La parte che usa di più, spiega, è il micelio, l'intricata rete di filamenti sotterranei invisibile all'inizio all'occhio umano, ma capace di diventare densa come una matassa in poco tempo. "I funghi crescono finché non si vedono tutti questi piccoli fili - dice Ilja Dekker, che lavora nel laboratorio di Micropia - e questo che vedete qui è il micelio". "Può essere usato per realizzare tante cose, vasi o oggetti d'arredamento, ma è molto simile anche ad alcuni materiali che si usano per costruire le nostre case". Per lavorare i funghi e renderli materiali naturali, compostabili e adatti a essere rilavorati, spiega Montalti, bisogna cuocerli a circa 70 gradi per fermarne il processo naturale di crescita. Il loro utilizzo in futuro, potrebbe aprire molte prospettive. "Ci sono già molte applicazioni nella ricerca, ma si inizia anche a usarli nella realtà, soprattutto in settori come il design e l'arredamento o nell'industria automobilistica, tutto questo farà presto parte della vita di tutti noi".

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"Non abbiamo iniziato noi questa guerra. Condivido, noi tutti condividiamo l'obiettivo di mettere fine a questo regime dei mullah. La questione di come ciò verrà realizzato è oggetto di dibattito. Gli americani, con gli israeliani, hanno scelto questa strada. Noi abbiamo solo fatto delle critiche molto moderate", ha aggiunto.

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"Alla fine dobbiamo riaprire lo Stretto di Hormuz per garantire stabilità al mercato - afferma Starmer -. Non è un compito semplice. Per questo stiamo lavorando con tutti i nostri alleati, compresi i partner europei, per mettere a punto un piano collettivo praticabile. Un piano che possa ripristinare la libertà di navigazione nella regione il più rapidamente possibile e attenuare gli effetti economici".

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