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Russia-Usa/ Putin passa all'arma dell'ironia sul Russiagate

domenica 4 giugno 2017
1' di lettura

San Pietroburgo (askanews) - Vladimir Putin ha usato l'arma dell'ironia per respingere le accuse di ingerenze russe negli affari statunitensi. E durante la plenaria del Forum Economico di San Pietroburgo si è lanciato un po' controcorrente rispetto all'indignazione suscitata dal ritiro americano dagli Accordi di Parigi sul clima. "Non sarò io a giudicare Obama, ops, volevo dire Trump, per la decisione presa", ha affermato il presidente russo, rispondendo con una vivace raffica di battute alle domande della conduttrice americana Megyn Kelly. Sul palco, assieme al leader del Cremlino, c'erano il premier indiano Narendra Modi e il cancelliere austriaco Christian Kern. "Siamo grati al presidente Trump, perché si possono addossare a lui tutte le colpe, ha detto Putin. E ancora: "negli Usa ci sono problemi di politica interna ed è facile dare la colpa a noi russi, un tempo la colpa era sempre degli ebrei". Di nuovo sul clima, il leader russo ha sostenuto che l America avrebbe dovuto provare a rinegoziare, modificare gli Accordi di Parigi piuttosto che uscirne. Ma l'invettiva più dura, come sempre, l'ha riservata alla Nato, che a suo avviso è superata ed è ormai solo uno strumento in mano agli Usa.

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Roma, 16 mar. (askanews) - "Una Battaglia dopo l'Altra" di Paul Thomas Anderson trionfa alla 98esima edizione degli Oscar. Il film con protagonista Leonardo DiCaprio su un gruppo di ex rivoluzionari che oggi, nell'America dei suprematisti bianchi, deve vedersela con le conseguenze delle azioni radicali compiute negli anni Settanta, ha ottenuto sei statuette: per il miglior film, la miglior regia, la migliore sceneggiatura non originale, il montaggio, il casting e per il miglior attore non protagonista, Sean Penn, qui nel ruolo di un paranoico e razzista colonnello dell'esercito degli Stati Uniti. Il film di Anderson aveva già trionfato ai Golden Globe e ai Bafta.

Il film che era arrivato alla cerimonia di premiazione con ben 16 candidature, "Sinners", saga su vampiri e razzismo diretta da Ryan Coogler, ha vinto l'Oscar per la sceneggiatura originale, il miglior attore protagonista Michael B. Jordan, la colonna sonora e la fotografia. Niente da fare, quindi per Timothée Chalamet, protagonista di "Marty Supreme". Per quanto riguarda i ruoli femminili la statuetta per la migliore attrice protagonista è andata all'irlandese Jessie Buckley per "Hamnet" mentre Amy Madigan ha vinto come migliore non protagonista per l'horror "Weapons".

"Mr. Nessuno Contro Putin" di David Borenstein ha ottenuto l'Oscar 2026 come miglior documentario, mentre per i membri dell'Academy il miglior film internazionale è "Sentimental Value" di Joachim Trier. E un premio quest'anno è andato anche all'italiana Valentina Merli, co-produttrice del corto live action "Two People Exchanging Saliva".

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Energia, Vannacci: riaprire i rubinetti con la Russia

Montecatini (Pistoia), 16 mar. (askanews) - È necessario "riaprire i rubinetti con la Russia perché anche quelli influenzano il prezzo dell'energia". Lo ha detto il leader di Futuro nazionale, Roberto Vannacci, parlando con i giornalisti a Montecatini prima del suo spettacolo "Il mondo al contrario - Remigrazione" al Teatro Verdi.

"Io l'ho detto ma qualcuno l'ha fatto, Trump ha sospeso temporaneamente le sanzioni alla Russia, quando ci si trova in una crisi e il sistema adottato precedentemente non funziona perché non rivedere quell'impianto sanzionatorio", ha spiegato Vannacci.

La linea del governo sul permanere delle sanzioni alla Russia "non mi convince nella maniera più assoluta perché secondo me contrasta con quelli che sono gli interessi italiani" ha detto ancora Vannacci. È d'accordo con Salvini? "Forse Salvini e d'accordo con me" ha concluso Vannacci.

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Oscar, i registi iraniani: "Siamo qui solo per il popolo dell'Iran"

Los Angeles, 16 mar. (askanews) - "Siamo qui solo per rappresentare il popolo iraniano", hanno detto Mohammadreza Eyni e Sara Khaki, registi del documentario iraniano candidato all'Oscar, "Cutting Through Rocks", "Scalfire la roccia".

Nel pieno della guerra nel loro Paese, con Stati Uniti e Israele, intervistati sul red carpet prima della cerimonia, hanno parlato del conflitto in corso e di quanto sia difficile per loro essere a Los Angeles per una cerimonia così importante:

"I nostri cuori sono divisi in due - ha detto Sara Khaki - da un lato i nostri cuori sono a casa con la nostra gente, il popolo iraniano, le cui vite sono state distrutte. Dall'altra parte siamo qui e l'unica ragione per cui siamo qui è che siamo qui per rappresentare la gente comune dell'Iran".

"Questi sono i tempi più bui che si possano immaginare, voglio dire, le vite dei cittadini iraniani sono state distrutte e, come se non bastasse, c'è questa guerra ingiusta in corso che deve finire, perché nessun essere umano merita né dovrebbe mai subire la guerra e la violenza".

"È strano per noi essere qui - ha aggiunto Mohammadreza Eyni - a causa del blocco di Internet, non possiamo condividere con loro questa buona notizia, la storia dall'Iran sul cambiamento, sulla possibilità di un futuro migliore, non possiamo festeggiare insieme la missione alla base del film, ma allo stesso tempo, non solo non abbiamo accesso alle comunicazioni a causa del blocco di Internet, ora neanche questo è più una priorità per loro e non lo è per noi, a causa dei tanti ostacoli che stanno affrontando e delle tante difficoltà che stanno attraversando adesso".

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Oscar, sul red carpet da Anne Hathaway al "No a la guerra" di Bardem

Los Angeles, 16 mar. (askanews) - Mondanità, glamour e bellezza sul red carpet dei 98esimi premi Oscar a Los Angeles. Da Emma Stone, in abito laminato con scollatura a goccia sulla schiena, a Timothee Chalamet in total white; da Leonardo DiCaprio nella sua eleganza classica, a Kate Hudson, con un completo tutto d'argento con bustino, in posa con sua madre, l'attrice Goldie Hawn. Ha scelto di giocare sui contrasti, con un abito rosa con coprispalle rosso, Jessie Buckley,

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