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In mostra: rappresentare le migrazioni, "La Terra Inquieta"

sabato 29 luglio 2017
3' di lettura

Milano (askanews) - Non capita spesso di entrare in una mostra d'arte ponendosi la domanda se si abbia il diritto di guardare a quello che la mostra racconta. Succede, ed è la stessa esposizione a porsi il quesito, con "La Terra Inquieta", nuovo progetto di Massimiliano Gioni per la Fondazione Nicola Trussardi e la Triennale di Milano. Una mostra dedicata alla rappresentazione delle migrazioni nella cultura visiva contemporanea che è anche un viaggio attraverso luoghi, territori, politica, forme artistiche diverse e documenti. Insomma, una grande narrazione policentrica e polifonica sul nostro presente più sradicato che il curatore ha introdotto così: "Da una parte - ha detto Gioni ad askanews - c'è l'attualità più bruciante, dall'altra c'è la constatazione che nell'arte degli ultimi 15 anni, nell'arte di questo nuovo secolo, molti artisti hanno imbracciato o avocato a sé la responsabilità di farsi sia giornalisti e reporter, e di inventare una nuova forma del nostro presente, una forma che si confronta con il codice del giornalismo e dell'indagine, ma poi vignetta dei coefficienti di dubbio e indeterminazione, insegnandoci in qualche modo a dubitare di qualsiasi verità preconfezionata e di slogan semplicistici, creando invece una sorta di nuovo documentario sentimentale o di reportage lirico". Ciò che si percepisce fisicamente nella mostra, sia guardando i grandi collage di Thomas Hirschhorn che aprono e poi chiuderanno l'esposizione, sia rivedendo uno dei più celebri lavori di Adrian Paci oppure restando straniti di fronte al campo profughi utopico di Wafa Hourani, è l'instabilità del nostro presente e la necessità di rappresentazioni multiple, sempre su un confine tra il conosciuto e l'ignoto. In una prospettiva, come ha sottolineato Beatrice Trussardi, presidente della fondazione intitolata al padre, che è anche storica. "Abbiamo scelto - ci ha detto - di parlare di un tema attuale, scottante, necessario. Perché tocca tutti, tocca tutto il mondo ed è uno dei temi più importanti della nostra contemporaneità e viene trattato come un'urgenza, come un problema. Ma di fatto le migrazioni avvengono da che esiste l'uomo e anche di questo tratta la mostra". Interessante anche l'uso degli spazi della Triennale, con il coinvolgimento della scala con la vetrata di Daniel Buren, che conduce lo spettatore al piano superiore dell'esposizione dove ci si imbatte nelle opere di più forte impatto, a partire dal dialogo tra un classico Boetti con una potente installazione di Kader Attia e con il neon "Mare Nostrum" di Runo Lagomarsino. "Una delle opere di Andrea Bowers - ha aggiunto Gioni - dice 'Migration is beautiful' e usa l'immagine di una farfalla, l'insetto migratore. E da qui quindi l'idea della migrazione come arricchimento di prospettive e di visioni, che credo sia un aspetto e un messaggio se vogliamo assolutamente positivo e di arricchimento di quest'esperienza". Un arricchimento che passa dalla monumentale imbarcazione di Abdessemed che a sua volta conduce verso un grande El Anatsui, simbolo vivente di un'arte capace di unire i continenti. Prima chiudere l'esperienza di visita della mostra davanti alla Statua della Libertà raccontata dal cinepresa di Steve McQueen. "Non diamo delle risposte - ha aggiunto Beatrice Trussardi - cerchiamo di dare delle prospettive diverse attraverso il lavoro degli artisti, cerchiamo di mostrare il tema attraverso delle lenti diverse". Tra gli artisti in mostra anche il bulgaro Pravdoliub Ivanov, con le sue bandiere di fango, datate 1995, che accompagnano lo spettatore all'ingresso. "Sono felice che il lavoro sia rimasto attuale per così tanto tempo - ci ha detto - ma sono dispiaciuto per il mondo, dove si sono create le situazioni per rendere ancora attuale un'opera come questa". "Nel Novecento - ha concluso Massimiliano Gioni - era nei momenti di crisi e di guerra che la definizione dell'immagine e dell'immaginario veniva completamente riconfigurata e quindi questi eventi di nuovo, dalla guerra ai fenomeni migratori, pongono una nuova distribuzione dell'immagine e dell'immaginario". "La Terra Inquieta", accompagnata da un catalogo Electa, resta aperta al pubblico fino al 20 agosto.

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Campobasso, 23 giu. (askanews) - Si tratta di uno degli elementi che più contraddistinguono l'Italia e la rappresentano nel mondo: la pasta. Un piatto democratico che significa famiglia, tradizione e quotidianità. Per molti considerato un piatto banale, ma in realtà è una delle espressioni più autentiche dell'eccellenza italiana. Ma quello che si vede sugli scaffali, dietro racconta molto di più. Non è solo un prodotto: è agricoltura, ricerca, industria, tecnologia, qualità, sostenibilità, logistica, mani esperte e scelte, molto spesso, coraggiose.

Per scoprire tutto questo una delle eccellenze italiane della filiera ha aperto le porte della propria casa. La famiglia Ferro, proprietari dello storico marchio "La Molisana" dal 2011 nel cuore del Molise, ci ha accolto per mostrarci realmente cosa c'è dietro un pacco di pasta. Una famiglia di mugnai molisani da 4 generazioni che nel 2011 decise di dare nuova vita al marchio a seguito del doppio fallimento, raccogliendo una sfida difficile: fare impresa in Molise. Con i dati che ci riportano un territorio in crisi a causa della perdita di posti di lavoro ed una grande fuga di giovani. Ne abbiamo parlato con Rossella Ferro, Direttore marketing La Molisana:

"La Molisana vive di questo territorio e porta il suo nome nel logo, nel brand. È un'azienda estremamente radicata nel Molise. Ed è un'azienda che a livello di prodotto gode dei benefici di un territorio che è un'arcadia, un vero e proprio territorio vergine, un territorio poco industrializzato e quindi estremamente puro ed incontaminato".

Nel mondo, Italia compresa, i dati di consumo di pasta si attestano a 17 milioni di tonnellate. L'Italia è il primo consumatore e produttore mondiale di pasta, con circa il 25% del totale. Il restante 75% della pasta è prodotto fuori dai confini italiani. Alcuni grandi Paesi produttori extra-UE operano, tuttavia, in contesti competitivi molto diversi da quello italiano, con costi del lavoro, costo dell'energia, politiche pubbliche sulle materie prime e dinamiche valutarie non comparabili. Ha così aggiunto Rossella Ferro, Direttore marketing La Molisana:

"Dal 2018 abbiamo pensato che potesse essere un passo giusto, per valorizzare ancora di più il Made in Italy, riuscire a promuovere ancora di più le colture di grano duro locali, questo pur essendo consapevoli che anche in questo caso avremmo raccolto una sfida importante. Per il prodotto che noi vendiamo in Italia, impieghiamo solo grano italiano che proviene dalle regioni del centro sud particolarmente vocate alla produzione di grano duro. Queste regioni sono: il Molise, l'Abbruzzo, la Puglia, il Lazio e le Marche".

Sostenibilità, efficienza industriale e qualità sono i tre pilastri che oggi attirano e costruiscono un consumatore fidelizzato. In particolare la sostenibilità è sempre più al centro delle azioni di un'azienda. Proprio per questo i paesi membri dell'ONU con la sottoscrizione dell'Agenda 2030 hanno stilato un piano di 17 punti per lo Sviluppo Sostenibile. Un piano a cui "Molisana" tende e lo fa con garanzie di tracciabilità e sicurezza alimentare, ricerca di prodotti innovativi con garanzia di elevati standard di qualità, forte riduzione dei consumi delle materie prime per gli imballaggi, iniziative per l'efficientamento energetico, gestione e riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, recupero dei materiali di scarto ed acqua, ed infine una cura dei dipendenti volta anche allo sviluppo sociale ed alla crescita dei talenti. Tutto questo per offrire una filiera fatta di qualità e di trasparenza. Così ha parlato Flavio Ferro, Direttore Operativo La Molisana:

"La nostra è una filiera verticale ed integrata, con un'attività basata sul 100% di grano italiano, ed una sostenibilità spinta grazie anche ad un packaging compostabile e con un processo altamente sostenibile fatto di trigenerazione spinta oltre l'80%".

Un marchio, quello della Molisana, che è potuto tornare ai vertici del mercato non solo grazie agli investimenti della famiglia Ferro (200 mln di euro), ma anche ad una visione a lungo raggio e che puntasse su qualità, tracciabilità e trasparenza. Un fatturato che cresce di anno in anno. Una produzione in perenne crescita: 6.500 quintali al giorno, 60 autotreni in movimento che permettono di raggiungere oltre 100 paesi, offrendo ben 13 linee di produzione. Questo ha permesso a "La Molisana" di diventare numero 2 in Italia per quota di mercato, classica più integrale (11,3%), e leader nel campo della pasta integrale. Una filiera produttiva alle spalle che opera per portare sugli scaffali e sulle tavole quello che potrebbe sembrare un banale pacco di pasta, ma che in realtà racconta molto di più.

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A frenare il passo, però, non sono solo la carenza di conoscenze (29,8%) o la limitata disponibilità economica (40,2%), ma un rapporto con il denaro che continua a restare confinato nella sfera domestica.

"È necessaria la presenza di un team dedicato ad accompagnare i clienti in questa mutazione verso la competenza finanziaria. Servono delle persone in grado di ascoltare, interpretare i bisogni ma anche orientare il cliente nella miriade di soluzioni possibili. Tutto ciò, si costruisce attorno alla vita reale di persone reali, che hanno priorità, necessità, progetti e fragilità."

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"L'intelligenza artificiale è un'alleata che non sostituirà la persona umana. Come Groupama ci stiamo già muovendo per restare a fianco delle persone: "Consigli", il nostro hub editoriale, serve per tradurre la complessità del risparmio e della previdenza finanziaria. Ma anche "Giochiamo d'anticipo", progetto di educazione finanziaria nelle scuole medie."

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Usa, Tajani: noi alleati leali, no sudditi, continuiamo nostro lavoro

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Così il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, rispondendo, a margine dell'incontro "Il giorno della Verità" organizzato dal quotidiano diretto da Maurizio Belpietro a Roma, all'Acquario Romano, a una domanda se ritenesse che ci potessero essere eventuali ripercussioni nelle relazioni Italia-Usa dopo il botta e risposta degli ultimi giorni fra Donald Trump e Giorgia Meloni.

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