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Spazio, Paolo Nespoli: così sono diventato astronauta

sabato 29 luglio 2017
4' di lettura

Roma (askanews) - Paolo Nespoli, astronauta italiano dell'Esa, ingegnere e ufficiale paracadutista della Riserva dell'Esercito italiano, a 60 anni, torna nello Spazio per la sua terza missione aerospaziale, la seconda di lunga durata dopo "MagISStra", sotto egida Esa, che nel 2010 gli ha permesso di diventare il primo italiano a soggiornare per circa 6 mesi sulla Stazione spaziale internazionale. L'Agenzia spaziale italiana (Asi) lo ha selezionato per la missione "Vita", la terza missione italiana di lunga durata sull'Iss dopo "Volare" di Luca Parmitano e "Futura" di Samantha Cristoforetti. Con lui, sulla navetta Sojuz Ms-05, usata per raggiungere l'Iss, i colleghi della Expedition 52/53: il comandante russo, Sergey Rjazanskij e l'americano della Nasa, Randolph Bresnik. La missione prevede un soggiorno sull'Iss di circa 5 mesi con impegno su almeno 200 esperimenti scientifici, di cui 13 italiani. Alla vigilia della sua storica missione, riproponiamo l'intervista che askanews ha realizzato con l'astronauta nell'ambito dello speciale sull'Italia nello Spazio, in occasione del 50esimo anniversario del lancio del San Marco-A, il primo satellite italiano. "Sono nato in un paesino a nord di Milano, in Brianza, e da bambino ho avuto la fortuna di vedere questi astronauti che saltellavano sulla luna - ha raccontato - questa idea di emularli, di andar lassù e salterellare o fare le derapate sulla luna con la jeep lunare mi stuzzicava. Quando mi chiedevano "cosa vuoi fare da grande?" dicevo "voglio fare l'astronauta, voglio andare sulla luna a fare le derapate lunari". Poi è vero che all'epoca c'erano i russi e gli americani e le probabilità che un ragazzino della Brianza finisse a fare l'astronauta erano veramente scarse. Così quel sogno è finito nel cassetto. L'esercito mi ha dato la possibilità di capire un pochettino di più chi ero, cosa potevo fare, e alla fine di questo anno di leva ho deciso addirittura di rimanere, c'è stato un bando per i reparti speciali, ho fatto domanda, ho fatto il corso. E lì è successo che a un certo punto ci hanno mandato in Libano con la missione internazionale di pace, e alla fine della missione una delle tante persone passata di lì era Oriana Fallaci, ma come tanti altri giornalisti - allora di lì passavano tutti, presidenti della Repubblica, ministri... E ricordo ancora che Oriana Fallaci sulla nave che ci riportava via dal Libano, quindi alla fine di una missione molto importante che è durata un anno e mezzo, che ti ha preso veramente, personalmente, psicologicamente, alla fine mi ha chiesto "Ma Nespoli, cosa vuoi fare da grande?" Forse aveva visto che sì, ero militare, ma forse non era proprio il mio vestito. A 14 anni una mia amica mi aveva regalato un libro di Oriana Fallaci, "Se il sole muore", che parlava proprio degli astronauti che andavano sulla luna. Quando le ho detto questa storia, "sì certo volevo fare l'astronauta ma non è possibile", Oriana, Oriana Fallaci mi ha detto "ma in effetti ci devi provare, perché alla fine, un sogno resta un sogno finché non ci provi, altrimenti non vai da nessuna parte. Quindi anche con il suo aiuto ho lasciato l'esercito, ho lavorato pesantemente per cinque anni per prendere una laurea in ingegneria aerospaziale, per imparare l'inglese e poi sono andato avanti, un passettino alla volta, l'importante è andare avanti e crederci". "Io penso di aver imparato molto lassù - ha continuato l'astronauta - ho imparato per esempio che se sei in una situazione nuova e ti focalizzi su quello che ti manca, la forza di gravità, non tesorizzi quello che hai in più. La bellezza di essere in un posto senza forza di gravità: questa cosa non si può avere in nessuna parte della Terra. E' veramente bello sentirsi l'uomo ragno, Spiderman, Superman, voli dove vuoi, prendi una cosa che pesa trecento chili e la sposti, ti si aprono delle dimensioni veramente nuove. Una delle cose che veramente era aggravante per usare un termine inglese è il fatto che le cose non stanno mai dove devono stare. Noi qui siamo abituati che posi una cosa e rimane lì, invece l'assenza della forza di gravità porta tutto a galleggiare, e uno non si rende conto all'inizio. Questa cosa di perdere le cose in continuazione, in continuazione, perdi tutto in continuazione. Mi è capitato più di una volta di dire 'ma porca miseria ma dov'è? Ce l'avevo qui!' E invece niente, non si trova più". "Una delle cose che si vedono dell'Italia da lassù è che vediamo quanto è privilegiata, perché non solo gli italiani fanno le foto dell'Italia: tutti fanno le foto dell'Italia in continuazione, perché è veramente individuabile. Si vede come siamo a 45 gradi di latitudine; qualche grado sotto e saremmo nel deserto dell'Africa, qualche grado più su e saremmo nei freddi nordici. Dallo spazio si capisce di più come fortunati siamo e come dovremmo essere grati di questa fortuna e di come dovremmo gestirla e amplificarla e non come facciamo ogni tanto di affossarla e non renderci conto di quello che abbiamo".

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Svuotato il rimorchio dai pallet, i militari hanno rilevato anomalie nel pianale: rimuovendo i pannelli, hanno rinvenuto circa 170 kg di hashish in panetti termosigillati, occultati nel doppio fondo. L'uomo è stato portato al carcere di Genova Marassi in attesa di convalida, mentre veicolo e droga sono stati sequestrati. Il procedimento resta in fase preliminare, senza responsabilità definitive per l'indagato.

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Mobile, 2 mag. (askanews) - L'Alabama emerge come possibile nuova frontiera per i turisti europei in fuga dall'overtourism che affligge le classiche mete mediterranee, mentre le spiagge mediorientali restano inaccessibili per via del protrarsi dei conflitti. Le località sul Golfo del Messico - ribattezzato da Donald Trump "Golfo d'America" - ancora poco battute dai viaggiatori dal Vecchio Continente, offrono un'alternativa concreta con voli diretti da alcune città statunitensi principali.

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Servizio di Cristina Giuliano

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Oltre 17.000 soldati, aviatori e marinai partecipano alle esercitazioni Balikatan, o "Spalla a Spalla", della durata di 19 giorni, un numero pressoché identico a quello dell'edizione dello scorso anno, inclusi contingenti provenienti da Australia, Nuova Zelanda, Francia e Canada. Le esercitazioni Balikatan si svolgono mentre Iran e Stati Uniti, insieme a Israele, si avviano alla fine del cessate il fuoco di due settimane che ha posto fine alla guerra in Medio Oriente, scatenata dagli attacchi a sorpresa israelo-americani contro la Repubblica islamica.

"Indipendentemente dalle sfide in altre parti del mondo, l'attenzione degli Stati Uniti sull'Indo-Pacifico e il nostro incrollabile impegno nei confronti delle Filippine rimangono immutabili", ha dichiarato il tenente generale statunitense Christian Wortman durante la cerimonia di apertura di lunedì. Senza fornire cifre precise, Wortman, comandante del Corpo di Spedizione dei Marines, ha poi comunicato ai giornalisti che circa 10.000 militari statunitensi prenderanno parte alle esercitazioni.

Il capo di stato maggiore delle forze armate filippine, il generale Romeo Brawner, ha aggiunto che l'ammiraglio Samuel Paparo, comandante del Comando Indo-Pacifico degli Stati Uniti, gli aveva assicurato allo scoppio della guerra che l'esercitazione Balikatan di quest'anno sarebbe stata "la più grande di sempre". Tra le armi di ultima generazione che si prevede verranno utilizzate c'è il sistema missilistico statunitense Typhon, presente nell'arcipelago dal 2024, anno in cui le forze statunitensi in visita lo lasciarono, provocando l'indignazione di Pechino. "Prevediamo che verrà impiegato in qualche modo durante l'esercitazione", ha dichiarato Wortman.

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