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Berlusconi-Salvini-Meloni, a Catania nasce il patto dell'arancino

sabato 4 novembre 2017
2' di lettura

Catania (askanews) - Nonostante in molti cominciassero a non crederci più, alla fine Berlusconi, Salvini e Meloni si sono ritrovati alla stessa tavola a Catania per tenere a battesimo quello che è già diventato famoso come "il patto dell'arancino". Obiettivo, a due giorni dal voto per le regionali siciliane, riunire e appianare le frizioni interne del centrodestra per iniziare un percorso condiviso in vista politiche del 2018. I tre leader, impegnati a sostenere il candidato presidente Nello Musumeci, si sono dati appuntamento alla trattoria dal nome simbolico "Del cavaliere" e davanti ad arancini e una cernia all'acquapazza, hanno parlato dello stato della coalizione. "Il patto esisteva già non c'è nulla di nuovo - ha detto Berlusconi - abbiamo continuato in quel percorso che ci deve portare a vincere le elezioni e alla guida del Paese". La cena andata avanti per un paio d'ore e si è conclusa con un lungo colloquio fra i tre leader nella veranda del ristorante. "Abbiamo parlato di cose da fare e degli obiettivi che vogliamo darci - ha detto Giorgia Meloni ovvero poter dare all'Italia un governo che faccia i suoi interessi dopo anni di governi che hanno fatto i propri interessi e non quelli degli italiani. Abbiamo gettato le basi e l'inizio di un percorso positivo. La vittoria di Nello Musumeci è un'occasione per la Sicilia di ripartire e un'occasione per noi per capire cosa gli italiani si aspettano dal centrodestra". Prima della cena, i tre leader sono stati impegnati in piazze diverse: le Ciminiere per Berlusconi, piazza del Teatro Massimo per Salvini, protesta contro lo ius soli per la Meloni. Il leader della Lega prima di raggiungere gli altri due commensali ha cenato in un altro ristorante insieme ad alcuni suoi militanti, circostanza che per un po' ha fatto temere che l'incontro potesse saltare. Con loro c'erano anche il centrista Lorenzo Cesa, e Vittorio Sgarbi indicato come possibile assessore in un eventuale governo Musumeci.

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Hormuz, Starmer: piano con gli alleati per riaprire lo Stretto

Londra, 16 mar. (askanews) - Mentre Donald Trump aumenta la pressione sugli alleati perché contribuiscano alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, passaggio chiave per una quota rilevante dei flussi mondiali di petrolio e gas, il premier britannico Keir Starmer afferma che Londra sta lavorando con partner europei e internazionali a un piano collettivo "praticabile" per ristabilire la libertà di navigazione e limitare le ricadute economiche della crisi.

"Alla fine dobbiamo riaprire lo Stretto di Hormuz per garantire stabilità al mercato - afferma Starmer -. Non è un compito semplice. Per questo stiamo lavorando con tutti i nostri alleati, compresi i partner europei, per mettere a punto un piano collettivo praticabile. Un piano che possa ripristinare la libertà di navigazione nella regione il più rapidamente possibile e attenuare gli effetti economici".

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Grammy Award: è la prima volta che un brano Kpop si aggiudica il premio internazionale per eccellenza nell'industria musicale.

Emozione sul red carpet per Maggie Kang, co-regista del film, in cui nella battaglia tra bene e male a suon di musica, c'è la mitologia tradizionale coreana.

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"Noi siamo parte dell'Unione Europea, siamo alla guida della missione Aspides, che credo debba essere rinforzata per garantire il traffico marittimo nel Mar Rosso e a Suez, continueremo a lavorare in quella direzione, ripeto, disposti anche a rinforzare la missione Aspides e la missione Atalanta, però non mi pare che siano missioni che si possono allargare allo Stretto di Hormuz, anche perché sono missioni che hanno compito una antipirateria e l'altro difensivo, quindi sono missioni diverse e ritengo che sia giusto continuare a lavorare nel Mar Rosso per garantire il traffico marittimo, la libera circolazione e per quanto riguarda Hormuz credo che debba prevalere la linea della diplomazia, si debba fare uno sforzo diplomatico aggiuntivo per garantire la libertà di navigazione a Hormuz che interessa non soltanto i paesi occidentali ma interessa tutto il mondo, Cina compresa". "Io credo che debbano essere rinforzati la missione all'interno del Mar Rosso, cambiare la missione mi pare complicato" ha aggiunto Tajani.

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