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La lenta svolta economica della Corea del Nord, negata dal regime

sabato 15 aprile 2017
2' di lettura

Roma, (askanews) - Mentre sale la tensione tra Corea del Nord e Stati Uniti, con le voci di un possibile attacco preventivo americano contro il regime, che sarebbe pronto al suo sesto test nucleare, il paese, alla vigilia del 105esimo anniversario della nascita del fondatore Kim Il Sung, cerca di dare un'immagine di se' e della sua economia diversa dalla realtà. Nega che si stiano mettendo in atto riforme, e vuole far vedere un paese autosufficiente, che segue i dettami del Grande Leader. Ma sotto il potere del nipote, Kim Jong-Un, la svolta è in atto. In questa fabbrica di seta di Pyongyang si invitano giornalisti e turisti per far vedere come si lavora. Ufficialmente qui si producono 200 tonnellate di seta l'anno. "Il grado A è il più basso - spiega una delle dipendenti - ci sono 5 gradi riconosciuti al mondo, ma noi siamo in grado di produrre anche il settimo". I manager garantiscono che vengono usati materiali locali, come richiede l'ideologia. "Siamo un paese socialista e ne rispettiamo i principi, anche in economia. Non premiamo per quelle riforme che vanno verso un'economia di mercato" dice Ri Sun-Chol, a capo dell'istituto di ricerche economiche. Ma i cambiamenti si notano, soprattutto nella capitale. Fino a qualche anno fa c'erano pochissimi taxi, ora sono frequenti, così come gli smartphone, facili da trovare. Oggetti importati si vendono nei negozi gestiti dal governo o su alcune bancarelle anche se ai giornalisti non è permesso filmarli. "Il governo nordcoreano - spiega Chung Youn-June esperto di affari internazionali - è consapevole della situazione e in un certo modo ha aperto al mercato nero per soddisfare le richieste della gente". Insomma, come avvenne in Cina negli anni '80, anche la Corea del Nord si sta lentamente aprendo al vento del capitalismo, ma continua a voler dare un'immagine di se' di paese che vive nell'utopia socialista e ad affermare con orgoglio la sua superiorità sulla Corea del Sud e il suo mercato libero.

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