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Venezia, Michael Caine racconta i favolosi 60. E dice sì a Brexit

sabato 9 settembre 2017
2' di lettura

Roma (askanews) - E' il racconto di una città, Londra, e di una generazione, quella degli anni '60, attraverso la voce di un'icona del cinema inglese: Michael Caine. "My generation", documentario diretto da David Batti presentato fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia, è un tuffo nei favolosi Sixties basato su racconti personali dell'attore e straordinari materiali d'archivio: tra Beatles, Twiggy, David Bailey, Mary Quant, i Rolling Stones e molte altre celebrità, come spiega il regista. "Racconta come persone come lui sono diventate.. persone come lui, sono state capaci di sfondare. E parla di classi, di ipocrisia, la Gran Bretagna in un periodo di grande trasformazione. Ecco da dove nasce il film". La Londra di ieri era sicuramente molto diversa da quella di oggi, ma Caine adora sempre la propria città. "Non importa di che colore, classe, credo, razza, religione, tu sia, non potrai camminare per Londra per più di 10 minuti senza incontrare qualcuno esattamente come te. E' una città così cosmopolita oggi, ed è così piena di vita. Dovunque tu vada stanno costruendo qualcosa. Sta crescendo verso l'alto, su, per aria. C'è sempre creatività e questo è fantastico". Inglese doc, fiero della sua città e del suo Paese, Caine è favorevole alla Brexit. Per lui era inammissibile che Junker dettasse le regole al premier Cameron. Quell'uomo lo trattava come un rifiuto. Non possiamo accettare questo. La mia scelta non ha niente a che fare con l'immigrazione, io penso solo che ci dobbiamo governare da soli. La gente dice 'non potete farlo', se non lo puoi fare non meriti di essere un Paese.. E' semplice".

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"La barca aveva chiamato Alarm Phone, che ha mandato una segnalazione alle 3:53, ora italiana. All'alba abbiamo individuato il gommone in pericolo direttamente dal ponte di comando della nave, abbiamo quindi messo i nostri mezzi di soccorso in acqua e ci siamo avvicinati. Abbiamo realizzato l'intervento nelle acque internazionali della zona SAR libica, ha spiegato Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support di Emergency. "Oltre a tutte le difficoltà legate alla forte limitazione dei soccorsi multipli, ai fermi amministrativi e alla pratica di assegnare porti lontani, che aumenta le sofferenze dei naufraghi e ci tiene lontani dall'area operativa dove sappiamo c'è drammatico bisogno di navi di ricerca e soccorso, sta diventando anche molto difficile fare soccorsi nella zona Sar libica per la forte presenza della Guardia costiera libica e delle loro intercettazioni e respingimenti illegali verso le coste libiche", ha aggiunto.

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