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Le grandi ceramiche di Emma Hart alla Collezione Maramotti

sabato 28 ottobre 2017
2' di lettura

Reggio Emilia (askanews) - Le relazioni tra le persone, soprattutto all'interno della famiglia, un luogo nel quale i legami sono spesso, letteralmente, elettrici. Entrare nella mostra "Mamma Mia!" dell'artista londinese Emma Hart alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia è un'esperienza a più livelli e, viene da dire, a tutto tondo. Vincitrice della sesta edizione del Max Mara Art Prize, Hart aveva già allestito l'esposizione alla Whitechapel gallery, che con il museo emiliano collabora al premio. Marina Dacci, direttrice della Collezione Maramotti, ci ha guidato all'interno del percorso. "Questa è la seconda venue della mostra - ha spiegato ad askanews - che è stata precedentemente a Londra, e qui si è attivata in un modo totalmente differente. Emma Hart lavora soprattutto con lo spazio e la relazione tra lo spettatore e lo spazio". Una relazione che è fisica, intensa, costruita intorno a grandi pezzi in ceramica e ai cavi che le connettono tra di loro, ma anche intorno ai modelli visivi e agli schemi psicologici che, naturalmente, qui si immagina come possano anche essere sovvertiti. "E' molto difficile per me raccontare l'emozione quando si entra in questo spazio - ha aggiunto Marina Dacci - perché ho visto nascere step by step questo lavoro, con tutte le relazioni, le problematiche, le tensioni creative che ha comportato. Undici grandi vasi, che sono vasi, ma anche teste in ceramica sono connesse tra loro da una serie di fili elettrici rossi sul soffitto, che un po' sintetizzano quello che è un complesso sistema di energie relazionali. Le teste. o brocche, contengono all'interno dei pattern che Emma Hart ha realizzato in Italia. La realizzazione di questa mostra a Reggio Emilia mi sembra particolarmente forte, perché riesce a mettere in campo tutti gli elementi in modo molto chiaro, pulito, con una grande forza plastica". In particolare la mostra fa riferimento a quanto Emma Hart ha studiato alla scuola Mara Selvini Palazzoli di Milano sull'approccio sistemico alla terapia familiare. E i lavori portano in loro questa consapevolezza e questo reiterato confronto, come dimostrano i magnetici fili rossi. Ma la forza della mostra sta anche altrove, nell'emozione complessa e individuale che suscita e, soprattutto, nell'approccio complessivo allo spazio che riesce a proporre.

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