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Previdenza, Anedda: puntare su nuovo welfare strategico

sabato 27 maggio 2017
3' di lettura

Roma, (askanews) - Walter Anedda, presidente della Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Dottori Commercialisti, fa il punto su quello che definisce "welfare strategico", come è emerso in occasione del Forum In Previdenza. "Si tratta di un approccio diverso da quello che è l'approccio storico al welfare - spiega Anedda -. Da sempre gli enti di previdenza hanno svolto attività di assistenza nei confronti degli iscritti, ma in maniera che definisco atomistica. C'è l'incidente, e la cassa interviene in aiuto del collega. Quello che si vuole realizzare è qualcosa che provi ad accompagnare il collega in tutta la sua vita professionale, accompagnandolo a 360 gradi. Considerando così la cassa una leva non solo di supporto nei momenti del bisogno ma nel momento anche di crescita. Partiamo da un concetto fondamentale, la previdenza ha bisogno di iscritti e di lavoro per gli iscritti. Il welfare strategico viene proprio a far sì che gli iscritti possano sviluppare lavoro e attività e quindi fondamentalmente pensare anche al loro futuro con la previdenza". Al Forum In Previdenza è stato lanciato un messaggio forte, non solo gestione ma anche anticipazione attraverso un piano investimenti concreto. La Cassa dunque protagonista e volano di nuova economia: "Il punto anche qui è che sino ad oggi l'attività degli enti di previdenza in temi di investimenti è legata fortemente ad una attenta valutazione rischio-rendimento. Vogliamo invece affiancare un ulteriore elemento obiettivo. Nel momento in cui io oggi riesco a investire nell'economia reale, nell'azienda Italia, io contemporaneamente oltre a svolgere una funzione di investimento svolgo anche la funzione di aiutare il processo di riavvio dell'economia italiana, e delle aziende italiane, con le quali i dottori commercialisti lavorano. Quindi essere volano di sviluppo comporta anche essere volano nell'incrementare nuovamente l'attività professionale, perchè i colleghi oggi aiutano soprattutto le aziende italiane". Per questo ci vogliono norme che accompagnino: "Consideriamo che gli enti di previdenza privati sono caratterizzati da una propria autonomia gestionale, contabile, finanziaria, e nello svolgimento di questa attività non possono essere ostacolati da una normativa spesso incentrata più a far cassa che a facilitare il percorso di investimento dei vari soggetti che istituzionalmente possono intervenire. Da qui un appello in linea generale al Governo affinchè accompagnino l'iniziativa delle casse in questo tragitto. Qualcosa è stato fatto, come la possibilità di investire fino al 5% del proprio asset in ambito di economia reale, e questo può essere accompagnato da una esenzione fiscale. E' positivo, così come è positivo un emendamento recentemente passato che estenderebbe anche alle casse di previdenza la possibilità di investire nei famosi Pir. Non una logica quindi centrata per lo Stato a far cassa ma ad accompagnare le casse ad investire per far ripartire il paese". Si parla di Welfare 4.0, quali sono i vostri percorsi vincenti? "Stiamo lavorando su alcuni elementi di novità. Faccio solo degli esempi, noi siamo una categoria caratterizzata ancora da numerose iscrizioni, è chiaro che quando un nuovo professionista inizia la sua attività e si iscrive alla cassa professionale deve anche garantirsi un reddito, un volume di affari. Ecco allora che la cassa intende aiutare i nuovi colleghi a costituire il nuovo studio, che non è solo una scrivania ma anche un software, un computer. Insomma investimenti, così come nella formazione, per resistere in un regime non esclusivo come categoria in maniera competitiva sul mercato. C'è un processo in corso di crescita di specializzazione e anche qui la cassa può intervenire finanziando la formazione. Sono alcuni aspetti che dobbiamo sviluppare di più per garantire veramente previdenza a tutti".

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