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Spazio, al via in Cile la costruzione del telescopio E-Elt

sabato 27 maggio 2017
2' di lettura

Santiago del Cile (askanews) - Al via ufficialmente sul Cerro Armazones, picco di 3000 metri nel deserto di Atacama, in Cile la costruzione dello European Extremely Large Telescope (E-ELT) dell'Osservatorio Europeo Australe (ESO) che, con il suo specchio principale di 39 metri di diametro, sarà il più grande telescopio ottico/infrarosso mai costruito prima. Un supertelescopio che consentirà di indagare dalla Terra non solo la nostra galassia ma anche le zone più remote dell'Universo, contribuendo alla caccia di esopianeti abitabili e di eventuali tracce di vita extraterrestre. Si tratta di un progetto molto ambizioso a cui l Italia partecipa in modo fattivo sia con il forte coinvolgimento scientifico dell Istituto nazionale di astrofisica, sia dal punto di vista industriale. Askanews ha raggiunto al telefono, in Cile, il presidente dell'Inaf, Nicolò D'Amico. "L'intero progetto contiene tantissima imprenditorialità sviluppata all'interno del nostro Istituto di Astrofisica - ha spiegato - per esempio lo stesso cuore pulsante di questo telescopio, il modulo Maori, è stato progettato dal nostro istituto. Quandi diciamo che siamo in prima linea ed è oggetto di soddisfazione". Italiano è il consorzio che ha vinto la gara internazionale indetta dall ESO aggiudicandosi un contratto da 400 milioni di euro per la costruzione della cupola e della struttura meccanica di supporto del telescopio. Si tratta della più grande commessa mai assegnata per un progetto di astronomia dalla Terra. La cupola avrà un diametro di 80 metri completamente rotante. Costo del progetto circa 1,1 miliardi di euro. "Più grandi sono le dimensioni dello specchio più, in teoria, dovrebbe essere maggiore la capacità di distinguere i dettagli - ha concluso D'Amico - dico in teoria perché nei telescopi da terra c'è il rischio di mangiarsi questa possibilità a causa della turbolenza dell'atmosfera ma nei telescopi di nuova generazione, attraverso ottiche adattive, la turbolenza viene compensata da spostamenti micrometrici degli specchi. In questo la tecnologia italiana ha avuto un grosso successo, perché c'è stato molto sviluppo in Italia di questo". Il gigantesco telescopio, che dovrebbe essere operativo entro il 2025, si avvale di un sistema ottico complesso, composto da 5 specchi, che non è mai stato impiegato prima. Sospeso a testa in giù al di sopra dello specchio primario da 39 metri, lo specchio secondario che sarà il più grande mai utilizzato in un telescopio e il più grande specchio convesso mai prodotto. I due specchi formano un sistema adattivo autonomo che permetterà di produrre immagini sorprendentemente nitide.

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