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"Natale da chef", Parenti e Boldi alla sfida dei cinepanettoni

sabato 9 dicembre 2017
2' di lettura

Roma (askanews) - Si avvicinano le feste di fine anno e parte la sfida tra cinepanettoni, senza grandi novità ma con incassi che risolleveranno probabilmente le sorti del cinema italiano. Il regista che ha inventato i film di Natale, Neri Parenti, quest'anno dirige Massimo Boldi in "Natale da chef", in sala dal 14 dicembre, con un cast come al solito ben nutrito: Dario Bandiera, Biagio Izzo, Maurizio Casagrande, Rocìo Munoz Morales, Francesca Chillemi. Boldi è un pessimo chef che viene coinvolto dal proprietario di una ditta di catering nella gara per aggiudicarsi il pranzo del G7. Tra collaboratori improbabili e disavventure rischierà di avvelenare i grandi della Terra. Il regista racconta: "Quando si fanno i film per Natale si cerca sempre un argomento popolare, perché c'è un pubblico più popolare per il Natale. C'è sembrato che quest'anno il fenomeno dei cuochi sia esploso in maniera deflagrante in tutte le televisioni, in tutte le trasmissioni, sono diventate le star del momento. Visitare il mondo degli chef in maniera comica, mettendo in scena degli chef pasticcioni, che invece non sanno cucinare assolutamente, fanno dei piatti schifosi, poteva essere una buona idea". Se la comicità è sempre la stessa, nel film di Parenti di quest'anno ci sono donne meno scollacciate ma più protagoniste. "E' una cosa che si è persa, anche perché l'età dei nostri protagonisti è diventata tale che insomma, non era più logico mettere in scena cose con donnine seminude... Sono diventati padri, sono diventati nonni. Però è una cosa che è parecchio tempo che non c'è più. Questo film rispetto agli altri cinepanettoni ha una presenza femminile molto importante e con tutte attrici che fanno delle parti femminili senza esporre le loro grazie, se non dei begli occhi". E dei begli occhi ha sicuramente Rocìo Munoz Morales, modella, conduttrice e attrice spagnola, compagna di Raoul Bova, che nel film interpreta una pasticcera pasticciona. "Io sono una donna che mangia sempre dolci, sempre sempre. A casa mia abbiamo fatto sempre pranzo piccolino, cena piccolina perché poi c'era il dolce. E questa tradizione l'ho mantenuta anche qua in Italia. Non so farli, purtroppo, però sono una brava cuoca di salato. Quindi io cucino il salato e il dolce me lo portate e siete ospiti a casa mia".

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Milano, 29 apr. (askanews) - Un'Italia che lotta tra precarietà e disuguaglianze, ma che prova anche a reagire attraverso partecipazione e impegno civico. È il quadro che emerge da The CARE, il progetto promosso da ActionAid Italia e Fondazione Realizza il Cambiamento: in tre anni sono state coinvolte oltre 180 organizzazioni, 69 progetti e più di 33 mila persone.

Dai giovani alle prese con un lavoro instabile, ai riders spesso invisibili, fino alle comunità delle aree interne: storie diverse, unite dalla richiesta di diritti e opportunità. Un percorso che punta a rafforzare le comunità partendo dal basso.

"Il progetto The CARE è un progetto finalizzato alla promozione dei diritti e dei valori dell'Unione Europea, attraverso il supporto delle organizzazioni e della società civile. Si struttura in tre assi di intervento, supporto a dei progetti, capacity development, quindi formazione e sviluppo delle capacità e competenze dell'organizzazione e networking, ossia la creazione di un ambiente di autoaiuto tra le organizzazioni stesse" ha dichiarato Cosimo Chiesa, Responsabile The Care per ActionAid.

Non solo fondi, ma formazione, rete e strumenti per trasformare fragilità in partecipazione attiva con risulti concreti, visibili e duraturi nel tempo.

"In base alle diverse componenti del progetto, abbiamo raggiunto questi obiettivi. In termini di supporto finanziario, sono state raggiunte più di 33.000 persone. In termini di formazione, ogni organizzazione ha ricevuto 189 ore di formazione in diversi ambiti, che vanno dalla raccolta fondi alla comunicazione. In termini di attività di networking, è stato creato un percorso di elaborazione di un manifesto dell'organizzazione e della società civile, dove le organizzazioni stesse hanno buttato giù dei punti di miglioramento, di finanziamento alle piccole organizzazioni e di riforma del terzo settore." ha aggiunto Chiesa.

Un progetto che lascia un segno concreto: comunità più forti e cittadini più consapevoli. Perché il cambiamento, oggi, passa proprio da chi vive e costruisce ogni giorno i territori.

The CARE - Civil Actors for Rights and Empowerment è un progetto promosso da ActionAid Italia e Fondazione Realizza il Cambiamento, cofinanziato dall'Unione europea nell'ambito del programma CERV.

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