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Tivoli, per l'Olio porte aperte al Santuario di Ercole vincitore

sabato 9 dicembre 2017
2' di lettura

Roma, (askanews) - Promuovere una stretta relazione con il territorio, con le realtà sociali e le strutture economiche legate all'agricoltura di qualità. Questo l'obiettivo di Tivolio, manifestazione promossa dall'Istituto Autonomo Villa Adriana e Villa d'Este, nella sede del Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli, che ha riunito produttori e consorzi del mondo dell'olivicultura in un complesso monumentale che ha vissuto ininterrottamente per duemila anni. Herakles ha aperto così per la prima volta le porte del Santuario ai coltivatori di olivi e a quanti desiderano degustare, acquistare e apprendere le tecniche di produzione e di riconoscimento delle qualità di questo nobile prodotto. Antichi spazi che hanno visto scambi commerci transito di persone e di greggi, riproposti oggi come luogo di esposizione e commercializzazione mentre analogamente la cultura dell'olio viene promossa attraverso una serie di conferenze che spaziano dai modi di produzione antichi a quelli rinascimentali Il neo Direttore dell'Istituto Autonomo Villa Adriana e Villa d'Este, Andrea Bruciati: "Tivoli è dall'età del Bronzo luogo e territorio di produzione olearia e mi sembrava logico unire delle eccellenze con altre eccellenze". Ma Tivoli nel finale di anno guarda avanti anche nella costruzione di una proposta e di un percorso unitario su questo territorio millenario, meta di viaggiatori da secoli, come conferma l'assessore alla Cultura Urbano Barberini: "Per la prima volta Tivoli, Palestrina, Subiaco e l'Istituto Villa d'Este e Villa Adriana ragionano insieme per la creazione di un distretto turistico comune, pensando non come singole realtà ma come territorio. Un territorio con delle unicità sia dal punto di vista di beni storici e monumentali sia ambientalistiche. Un territorio che deve pensarsi come un distretto".

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"Uso una spazzola, se non lo fai non puoi davvero percepire la consistenza e la qualità delle fibre - spiega - inizio sempre con il lavaggio a mano direttamente sul tessuto. Mentre uso le mani, sento attentamente che tipo di materiale è e ne valuto le condizioni, così, massaggiandolo delicatamente con le mani mentre lo lavo".

"Questi oggetti custodiscono ricordi speciali - dice - vale anche per l'abbigliamento, ma ancor di più per gli animali di peluche, capiamo che i nostri clienti li considerano membri della famiglia. Ecco perché dobbiamo essere molto scrupolosi nel nostro lavoro per poter soddisfare adeguatamente le aspettative. È un processo in cui non possiamo abbassare la guardia. Quindi, quando li puliamo e quando i nostri clienti sono soddisfatti dei risultati, è davvero il momento in cui proviamo un forte senso di appagamento" dice.

Sebbene l'azienda pulisca peluche da decenni, negli ultimi anni gli affari hanno registrato un boom grazie ai post virali sui social, spinti anche dall'adorazione della Generazione Z per i peluche e dall'amore del Giappone per tutto ciò che è tenero e "coccoloso".

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"Ci sono davvero persone che vengono in Giappone appositamente allo scopo di far pulire i loro peluche. Li lasciano, si divertono a viaggiare per il Giappone e alla fine li riprendono per tornare a casa. In realtà abbiamo molti clienti così".

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