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Da Ronaldo a Carl Lewis, la grande pubblicità di Pirelli

sabato 8 luglio 2017
2' di lettura

Milano (askanews) - La pubblicità di Pirelli dagli anni Settanta a oggi, come opportunità per raccontare la più recente storia dell'azienda attraverso alcune icone entrate nell'immaginario collettivo. "La Pubblicità con la P maiuscola" è il secondo volume dedicato dall'editore Corraini alla storia della comunicazione commerciale della Pirelli, ed è stato presentato al teatro Franco Parenti di Milano dal consigliere delegato e direttore della Fondazione Pirelli, Antonio Calabrò. "Che cosa c'è dentro questo libro - ha detto ad askanews - C'è una storia delle immagini di una trasformazione dalla grande pubblicità d'autore degli anni Cinquanta e Sessanta alla televisione, al cinema, ai testimonial e fino al digitale. Pirelli ha sempre lavorato nel segno dell'innovazione e l'innovazione è un linguaggio, è un rapporto, è un modo di usare le immagini, anche in movimento, per dire dei cambiamenti della società". Cambiamenti che riguardano anche le strategia di comunicazione, l'approccio al mondo che sta al di fuori dell'azienda, e che determinano pure il modo in cui l'impresa ha modificato se stessa nel corso degli ultimi decenni, su un piano che alla fine è prettamente culturale, come ha spiegato anche il vicepresidente esecutivo e Ceo di Pirelli Marco Tronchetti Provera. "La pubblicità è identità - ci ha detto - non è mai la ricerca banale della vendita del prodotto. E' cercare di vedere il prodotto all'interno della società, di vedere l'azienda all'interno della società, perché poi il prodotto si evolve se si evolve l'azienda, se si evolvono le persone dell'azienda. E per farlo devono vivere nella società guardando al domani". Tra le campagne più note spicca quella con il Ronaldo interista in veste di messia del calcio sulla baia di Rio de Janeiro, associata allo slogan "Power is nothing without control". Ma non solo. "Anche quella di Carl Lewis non era male", ha aggiunto Tronchetti. E il "Figlio del vento" in tacchi a spillo, fotografato da Annie Leibovitz è forse l'immagine più iconica del libro, capace di unire un eroe sportivo alla visione di un'artista di primissimo piano e di dare un senso concreto al concetto di "cultura popolare" che diventa comunicazione efficace. "Il libro - ha concluso Calabrò - si apre con una citazione di Majakovskij che dice: non perdiamo tempo con i mali e le brutture della società, portiamo verso la pubblicità artisti e scrittori. E' quello che ha sempre fatto Pirelli e che raccontiamo in questo libro e nelle immagini che stanno sul sito".

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