CATEGORIE

Le domande sulla realtà nelle fotografie di Stefano Graziani

sabato 18 novembre 2017
2' di lettura

Milano (askanews) - Che la fotografia sia una rappresentazione problematica di ciò che chiamiamo "realtà" è un concetto ormai acquisito. A fare la differenza è la qualità di questa problematicità e del progetto dentro cui essa prende senso: per questo risulta particolarmente interessante la mostra di Stefano Graziani "Questioning Pictures", commissionata dalla Fondazione Prada e allestita nello spazio milanese di Osservatorio. Lavorando su collezioni, in gran parte museali, ma non solo, Graziani ha, in un certo senso, documentato la documentazione, creando una narrazione che colpisce, pur nell'apparente chiarezza degli scatti. "La decisione - ha spiegato Graziani ad askanews - è stata mostrare molto semplicemente ciò che vediamo. Vorrei cercare di eliminare tutte le sovra interpretazioni, tutto quello che si può aggiungere, eliminarlo in questo momento. Ma è possibile che questi lavori, il modo in cui costruiscono questa mostra e questo progetto, generino delle domande di diversa natura, su diversi interessi o che tocchino diverse discipline sullo spettatore". La diversità, per l'appunto, quel lieve disturbo della rappresentazione che smonta le interpretazioni preconcette e riattiva, oltre che i soggetti delle fotografie (che contano comunque solo fino a un certo punto, perché ciò che conta davvero è l'opera finale, la fotografia esposta), anche il processo che ha portato allo scatto. Come ha confermato il curatore Francesco Zanot. "Stefano - ci ha detto - ha girato il mondo per poter realizzare questa mostra e ha selezionato una serie di opere che potevano dialogare o scontrarsi tra loro, ma in ogni caso procurare nuovi significati". "Tutti questi documenti, al limite della sfida alla riproduzione fotografica - ha aggiunto il fotografo - sono comunque una cosa importante: sono il risultato di un'azione all'interno di un sistema organizzato". Così come, e forse in modo così potente per la prima volta, appare come un sistema coerente e complesso anche lo spazio di Osservatorio, riallestito dallo studio Office in modo da rendere marginale perfino la magnifica location sul tetto della Galleria Vittorio Emanuele, questa volta ridotta a sfondo meno invadente sulla mostra. Quasi che anche ciò che vediamo fuori dalle finestre sia solo una forma di riproduzione di una delle tante possibili realtà. Che Graziani, in questo ricordando l'operazione dell'artista francese Camille Henrot e del suo video "Grosse Fatigue" sulle collezioni dello Smithsonian, organizza in una sorta di catalogo, possibile o impossibile a seconda dello sguardo dello spettatore. "Graziani - ha concluso Zanot - lavora - sulla tassonomia, ha sempre realizzato dei progetti nei quali mette a confronto oggetti simili e in cui, in ogni caso, verifica l'azione della fotografia su questi oggetti, ovvero, non tanto o non solo come li documenta, ma anche li trasforma". Questa trasformazione fa la mostra, ennesima prova, questa volta con anche l'autorevole contributo di Fondazione Prada, che la distinzione tra fotografia e arte contemporanea non ha più, da decenni, alcun senso.

tag

Ti potrebbero interessare

Gerusalemme, frammenti di missili nei luoghi santi della Città Vecchia

Gerusalemme, 16 mar. (askanews) - Frammenti di missili e di intercettori sono caduti nella Città Vecchia di Gerusalemme, anche vicino ad Al-Aqsa e al Santo Sepolcro, dopo una nuova raffica lanciata dall'Iran verso la città.

La polizia israeliana riferisce che i detriti - alcuni di grandi dimesioni - sono stati trovati in più punti, compresi il complesso della Spianata delle Moschee, il Santo Sepolcro e il quartiere ebraico. Sul posto sono intervenuti agenti e artificieri per i controlli e la messa in sicurezza dell'area.

Resti sono stati trovati anche in un parcheggio della Città Vecchia. Si tratta di una delle aree più sensibili di Gerusalemme, dove sorgono luoghi sacri per le tre religioni monoteiste. Non si segnalano feriti né vittime.

TMNews

Iran, Trump su Mojtaba: "Non sappiamo se sia morto oppure no"

Washington, 16 mar. (askanews) - Donald Trump afferma di non sapere se Mojtaba Khamenei, nuova guida suprema dell'Iran, sia ancora vivo. Il passaggio segna un cambio di tono rispetto ai giorni scorsi: il 13 marzo il presidente americano lo aveva descritto come "vivo ma ferito", mentre ora ammette che Washington non sa con certezza chi stia davvero guidando Teheran.

"Molte persone dicono che è gravemente sfigurato - afferma Trump - Dicono che abbia perso una gamba, una gamba sola, e che sia stato ferito molto gravemente. Altri dicono che sia morto. Nessuno dice che stia bene al cento per cento. Sapete, non ha parlato. L'ayatollah stava seduto e vomitava odio da una sorta di trono. Non bello come un trono vero. Io preferisco molto di più il trono inglese. Però era una sedia vistosa. Ma da quella sedia spargeva odio. Lo vedevate spesso, giusto? Questo invece non lo abbiamo visto affatto. E questo può dipendere da molte ragioni diverse. Non sappiamo se sia morto oppure no".

TMNews

Iran, Trump: alcuni alleati non entusiasti di proteggere Hormuz

Washington, 16 mar. (askanews) - Il presidente Donald Trump ha criticato alcuni alleati degli Stati Uniti per la loro tiepida risposta al suo appello a contribuire alla protezione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz durante la guerra di Stati Uniti e Israele contro l'Iran. "Per 40 anni vi abbiamo protetto e voi non volete essere coinvolti?", afferma Trump, che si è divertito a "mimare" le risposte esitanti di alcuni governanti stranieri, senza però dire apertamente quali fossero.

TMNews

Trump: "Risposta Francia su Hormuz non è perfetta, ma è la Francia"

Roma, 16 mar. (askanews) - La risposta del presidente francese Emmanuel Macron alla richiesta del presidente Donald Trump ai Paesi alleati di aiutare gli Stati Uniti a mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz nel contesto della guerra contro l'Iran "non è stata perfetta": lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in conferenza stampa alla Casa Bianca prima di un incontro con i membri del consiglio di amministrazione del Trump Kennedy Center.

"Ho parlato con lui. Su una scala da zero a dieci, direi un otto. Non è perfetto, ma è la Francia. Non ci aspettiamo la perfezione", è stato il commento di Trump.

TMNews