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Aidepi: accordi di filiera per un grano duro italiano di qualità

sabato 18 novembre 2017
3' di lettura

Milano, (askanews) - Una pasta di qualità nasce da un grano duro di qualità. In Italia, dove secondo l'Aidepi nel 2016 si sono prodotte 3,2 milioni di tonnellate di pasta, di grano duro se ne coltiva, 4 milioni in media all'anno, ma basta a coprire solo il 70% del fabbisogno nazionale. L'altro 30-40%, a seconda delle annate, va coperto con grano duro di importazione. In entrambi i casi, però, sono i controlli a 360 gradi che consentono di avere una materia prima al tempo stesso di qualità e sicura: "La pasta italiana è un prodotto assolutamente sicuro ed è fatto con i grani migliori del mondo che sono delle miscele di grani nazionali ed esteri e sono sistematicamente controllati sia dalle imprese stesse che dalle istituzioni, sono un fiore all'occhiello dell'Italia e la pasta italiana è la più conosciuta al mondo per qualità di prodotto per cui diciamo che noi continuiamo a lavorare perchè tutti questi aspetti vengano migliorati". A garanzia della qualità della nostra pasta, nel 1967 è stata varata la legge 580, che garantisce i consumatori e vincola i produttori, fissando in una sorta di disciplinare parametri e regole, tra cui l'utilizzo al 100% di grano duro e un valore proteico fissato al 10,5%. Un valore minimo che, con l'evoluzione del gusto dei consumatori, le aziende hanno superato, per garantire una pasta sempre al dente e non collosa: "50 anni fa è stata varata la legge di purezza che è quando i pastifici italiani si sono dati regole comuni per migliorare sensibilmente la qualità del prodotto da allora è stata fatta tantissima strada perchè il prodotto è costantemente migliorato ed è per questo che si è affermato come prodotto principe della gastronomia italiana". Per capire il perché l'Italia non produca grano duro a sufficienza, però, bisogna tenere presente, secondo l'Aidepi, sia fattori climatico-ambientali sia pratiche agricole non sempre adeguate sia la presenza di una polverizzazione dell'offerta. Per questo, l'Associazione propone come soluzione accordi di filiera tra pastai e agricoltori italiani, con premi di produzione sulla qualità: "Le imprese hanno un ruolo ben preciso che è quello di continuare a migliorare i loro prodotti sicuramente con gli accordi con il mondo agricolo e poi con le istituzioni che garantiscano che questi accordi che siano supportati da politiche nell'interesse del Paese". Una proposta che già alcuni pastai hanno messo in pratica, ma che ora arriva direttamente dell'Associazione dei produttori che ha voluto anche aprire le porte dello stabilimento più grande al mondo, quello Barilla a Pedrignano, mostrando il mulino, il pastificio vero e proprio e i laboratori, laddove grano, semola e pasta vengono sottoposti a tutti i controlli di qualità. Un modo per raccontare quello che c'è dietro e dentro la pasta, simbolo del buon cibo italiano nel mondo. "La nostra pasta è invidiata da tutto il mondo perchè la facciamo da sempre. Siamo stati i primi a farla in maniera industriale. E' la miglior pasta del mondo, siamo i primi produttori mondiali, abbiamo la maggior capacità produttiva installata e siamo i primi esportatori al mondo: noi esportiamo il 55% della pasta all'estero, per cui un piatto di pasta su quattro nel mondo è italiano, e 3 su 4 in Europa".

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