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Angelini: dal laboratorio romeno Confindustria si espande ad Est

sabato 21 ottobre 2017
2' di lettura

Bucarest, (askanews) - Le sfide per le imprese italiane che vogliono internazionalizzare continuano e, secondo Mauro Maria Angelini, presidente di Confindustria Romania e di Confindustria Est Europa, il modello sviluppato negli anni sul territorio romeno ha spianato la strada anche per le esperienze negli altri Paesi dell'area. "La Romania per l'Italia era ed è ancora il laboratorio di internazionalizzazione per le piccole e medie imprese. Ora questo laboratorio dopo 20 anni è maturo e già negli anni parecchie aziende hanno cominciato a muoversi in altri paesi limitrofi. Anche Confindustia ha seguito in maniera dinamica la crescita di questi paesi come Bulgaria, Serbia, Albania e adesso ci siamo strutturati anche noi con una federazione speciale che si chiamava Confindustria Balcani e si occupa delle aziende in questa area e da gennaio si chiama Confindustria Est Europa". Dopo aver aggiunto anche la Bosnia Erzegovina e il Montenegro, le prossime tappe sono la Macedonia, la Croazia e la Slovenia. Ma il modello resta sempre quello della Romania, dove le imprese italiane, che investono da anni, e sono oltre 20mila sul territorio, devono vedersela con nuove sfide, spiega il presidente Angelini. "Nel 2017 si vive un momento difficile, perché i settori labour intensive come l'abbigliamento stanno subendo contraccolpi abbastanza forti dal fatto che non si trova manodopera: lavorare in fabbrica è un po' passato di moda non solo in Romania e c'è ua spinta salariale che tende a mettere in difficoltà. Va bene, ma se gli stipendi aumentano del 20% all'anno i clienti non ti riconoscono questi aumenti e vai in difficoltà. Quindi da qualche anno molte imprese stanno iniziando a muoversi e noi come associazione datoriale riconosciuta abbiamo lo scopo di accompagnare questa chiara crescita dei salari con fattori che aiutino le aziende a rimanere e dare quei tanti posti di lavoro, come nel tessile che è il primo settore di esportazione di questo paese".

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"Stiamo rompendo con la Chiesa per mantenere la fede? Si tratta di un falso dilemma. Apparteniamo alla Chiesa innanzitutto attraverso la fede, attraverso la professione integrale della fede della Chiesa", ha sottolineato il Superiore Generale della Fraternità, Davide Pagliarani, nella sua omelia, riporta Afp.

La Fraternità San Pio X, che conta circa 600.000 fedeli, è composta da cattolici fondamentalisti che si oppongono fermamente alle riforme liberali imposte dal Concilio Vaticano II negli anni '60.

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"Ci sono fondi che gestiscono i miei soldi. Beh, ho guadagnato un sacco di soldi prima di diventare presidente. E loro investono i miei soldi e io non parlo con loro....".

"Non so se ho avuto una carriera migliore in politica o negli affari. Ma ho avuto una grande carriera nel mondo degli affari. E di proposito, non parlo mai con nessuna delle persone che gestiscono i soldi" ha proseguito.

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