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Le icone moderne di Grisha Bruskin: torna l'Atlantide sovietica

sabato 21 ottobre 2017
2' di lettura

Vicenza (askanews) - Una serie di 256 personaggi per raccontare gli archetipi dell'uomo sovietico. Si tratta del dittico "Lessico Fondamentale" dell'artista russo Grisha Bruskin, una delle opere più importanti in assoluto nella storia dell'arte contemporanea di Mosca, che nel 1988, prima della caduta del Muro di Berlino, fu battuta all'asta da Sotheby's proprio nella capitale sovietica per 242mila sterline. Un evento che lanciò Bruskin, oggi considerato un artista chiave, e proprio intorno a questo lavoro è costruita la mostra "Icone sovietiche" che Silvia Burini e Giuseppe Barbieri hanno curato presso le Gallerie d'Italia a Palazzo Leoni Montanari a Vicenza. Un'esposizione che parte dalle mitiche figure di archetipi, ma che tocca anche aspetti, per così dire, di archeologia fantascientifica. "Dopo la Rivoluzione d'ottobre - ha raccontato Bruskin ad askanews - in Russia abbiamo vissuto in una specie di spazio mitologico, una specie di fiaba. Io ho voluto far vedere in questa mostra come i reperti di questa civiltà, sia come statue sia come statuette di porcellana, che ne sono la variante kitsch, possano fare rivivere questo spazio mitico". "Quando l'Unione Sovietica è crollata - ha aggiunto l'artista - ho pensato di guardare questa utopia, questo mito, come un archeologo del futuro. Sono salito sulla macchina del tempo e mi sono catapultato in avanti e ho trovato i reperti di una grandissima civiltà antica e ho visto gli emblemi sovietici distrutti". Nel museo vicentino di Intesa Sanpaolo, inoltre, le icone russe sono di casa, come ha spiegato Michele Coppola, responsabile della Attività culturali della banca, che ha sottolineato anche il rapporto con l'arte russa in generale. "Sono più di 400 le icone che fanno parte della collezione della banca, tra l'altro una delle collezioni di icone russe tra le più importanti al mondo, riconosciuta dalla comunità internazionale. C'è una continuità, c'è un percorso di approfondimento culturale, scientifico, filologico. C'è, se vogliamo, un modo nuovo di raccontare l'arte sovietica e credo che sia importante che un museo come le Gallerie d'Italia cambi anche le modalità, per dare valore e attenzione a ciò che fa parte della nostra identità". La mostra si chiude poi con una sala dedicata a installazioni visuali che, sfruttando le immagini archetipiche, modellano un'altra forma di mitologia artistica. "E' una specie di Atlantide sommersa - ha concluso Grisha Bruskin - che abbiamo in qualche modo fatto riemergere con questi lavori multimediali". L'esposizione "Icone sovietiche" resta aperta al pubblico a Palazzo Leoni Montanari fino al 15 aprile 2018.

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