CATEGORIE

Il riconoscimento facciale di massa è già una realtà in Cina

sabato 21 ottobre 2017
2' di lettura

Roma, (askanews) - Ospedali, banche, università, strade e piazze, perfino alcuni bagni pubblici: le telecamere di sorveglianza in Cina sono ormai omnipresenti, almeno 176 milioni su tutto il territorio. Ma la loro invasività ha fatto un salto di qualità grazie alle tecnologie di riconoscimento facciale, ormai sempre più avanzate. A Shanghai, uno degli utilizzi più innovativi è quello sui passaggi pedonali: chi cammina fuori dalle strisce in alcuni incroci viene automaticamente riconosciuto e il suo volto appare su videoschermi adiacenti, come forma di pubblica censura, che si aggiunge al pagamento di una multa. Nei bagni del Tempio del Cielo, un complesso monumentale religioso di Pechino, il riconoscimento serve a evitare furti di carta igienica. Chi si presenta più d'una volta al distributore automatico viene cortesemente invitato a "riprovare più tardi". Alcune banche hanno già equipaggiato i loro bancomat con la nuova tecnologia, destinata nel tempo a sostituire le carte bancarie, e ci sono compagnie aeree che la usano per l'imbarco al posto dei boarding pass. Rendere la vita dei cittadini più semplice, migliorare l'efficienza dei servizi, aumentare la sicurezza pubblica: sono i vantaggi asseriti dai sostenitori dell'uso su larga scala di questa tecnologia. E pochi nel Paese di Mezzo mettono in guardia sui rischi per la privacy e il controllo sociale, già estremamente pesante in Cina. UPS1 02:29 Liu Chen è a capo di un pronto soccorso di Shanghai: "Nel nostro lavoro abbiamo a che fare a volte con persone la cui identità non è chiara quando arrivano, ma abbiamo l'impressione di averli già visti. Se non sono in grado di dirci chi sono, possiamo comparare le loro immagini con quelle già in nostro possesso. Per esempio possiamo aiutare le persone più in fretta anche a ritrovare i loro parenti. Questa tecnologia di riconoscimento ha reso il nostro lavoro molto più efficiente". Questa efficienza è resa possibile dal fatto che tutti i cittadini maggiori di 16 anni in Cina devono avere un documento di riconoscimento con una foto e un indirizzo: ma il pericolo di alimentare una vera e propria distopia, insito in queste tecnologie, non proviene soltanto dal governo del Partito comunista al potere. E gli esperti sottolineano come il riconoscimento facciale sia stato promosso e reso possibile soprattutto con finalità commerciali dai colossi cinesi della tecnologia, come Alibaba o Baidu.

tag

Ti potrebbero interessare

Biennale, Meloni: al posto di Buttafuoco non avrei aperto alla Russia

Milano, 30 apr. (askanews) - "Non so dire se le dimissioni della giuria della Biennale Arte siano collegate all'invio degli ispettori, io posso solo ripetere che la scelta che è stata fatta sul padiglione della Russia è una scelta che il governo ha dichiarato di non condividere, dopodiché la Biennale è un ente autonomo e Buttafuoco è una persona capacissima. Io questa scelta non l'avrei fatta al suo posto e questo è ciò che penso dall'inizio. Sugli ispettori credo si dovrebbe chiedere al ministro Giuli". Lo ha detto il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, commentando gli ultimi sviluppi dalla Biennale di Venezia.

"Rispetto l'autonomia della Biennale di Venezia e ritengo geniale la decisione dell'amico Buttafuco di consegnare i premi a fine Biennale e di sostituire i Leoni assegnati da una giuria di cinque persone con la scelta dei visitatori. Sarà una Biennale autonoma e democratica, meglio di così non poteva andare". Ha aggiunto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini.

TMNews

Terremoto alla Biennale, si dimette giuria: premiazione a novembre

Venezia, 30 apr. (askanews) - Non c'è pace per la Biennale Arte di Venezia, in un pomeriggio di sole e nel pieno dei preparativi per l'allestimento di mostra internazionale e padiglioni è arrivata la notizia delle dimissioni della giuria internazionale. Solange Farkas, che era la presidente, Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma, Giovanna Zapperi, dopo le polemiche per la scelta di escludere dai premi Russia e Israele e l'invio degli ispettori del ministero della Cultura, hanno rinunciato all'incarico, a nove giorni dall'inaugurazione.

Un vero e proprio terremoto che ha avuto immediate ripercussioni sull'organizzazione della Biennale: la cerimonia di premiazione, prevista per il 9 maggio, è stata spostata all'ultimo giorno di apertura, il 22 novembre e al posto dei premi della giuria dimissionaria saranno assegnati due "Leoni dei visitatori": uno per il miglior artista partecipante alla 61esima esposizione e uno per la migliore Partecipazione nazionale: a quest'ultimo premio concorrono tutte le partecipazioni, quindi anche Russia e Israele. Questo - spiegano dall'istituzione veneziana - in coerenza con i principi fondativi di apertura, dialogo, rifiuto di ogni forma di chiusura e di censura.

I voti per i Leoni saranno espressi dai visitatori con biglietto che avranno visto entrambe le sedi dell'Arsenale e dei Giardini.

Il cambio di data della premiazione non è una novità assoluta, era già accaduto nel 2021 per via del Covid, ma si tratta comunque di un evento eccezionale, che dà la misura delle difficoltà che la Biennale sta vivendo in questo 2026.

TMNews

Carburanti, Meloni: taglio accise non strutturale perchè esauriremmo risorse

Roma, 30 apr. (askanews) - "Non mi sento di dire oggi che rendo strutturale il taglio delle accise con la situazione economica che non sarà facilissima, rischieremmo di azzerare le risorse che abbiamo da qui a fine anno". Lo ha detto la presidente del consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri.

"Sono una grande sostenitrice del taglio delle accise ma si lavora per priorità è tagliarle costa molto per il beneficio che produce se diventa strutturale - ha aggiunto -. Chiaramente abbiamo immaginato un taglio che consentisse di bloccare un aumento che poteva impattare in modo significativo".

TMNews

Meloni sbotta: presento il Piano casa e mi chiedete di Minetti

Roma, 30 apr. (askanews) - Meloni perde la pazienza e sbotta durante la conferenza stampa al termine del Cdm che ha varato il Piano casa per una nuova domanda sul caso Minetti.

"Io due giorni fa - ha detto - mi sono presentata qui con un decreto che stanziava un miliardo di euro sul lavoro, che faceva una cosa che era stata chiesta per decenni dai sindacati e dalle parti sociali" e "mi avete fatto otto domande sul caso Minetti, va bene. Passano due giorni e mi presento con un altro provvedimento che stanzia 10 miliardi di euro per consentire agli italiani di avere 100mila case tra case popolari e prezzi calmierati in dieci anni e voi mi chiedete del caso Minetti. Adesso, posso chiedervi ogni tanto di parlare anche di quello di cui io sono responsabile e mi sto occupando. Perché le sue domande sono un po campate in aria. Nel merito ho già risposto, su Nordio ho già risposto. E se le mi chiede se ci fossero delle conoscenze...ma conoscenze de chi, de quando, di come, di che stiamo parlando, mi perdoni. Perché voi chiaramente domani fate il titolo su questo e il mio lavoro è diventato inutile anche oggi e questo non è giusto. Non è giusto perché penso che agli italiani interessino anche sapere cosa questo governo sta facendo per i loro problemi".

TMNews