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L'altra faccia delll'America: tre mostre politiche su Chicago

sabato 21 ottobre 2017
2' di lettura

Milano (askanews) - L'altra faccia del sogno artistico del Novecento americano. Seguendo i percorsi mai banali del suo curatore Germano Celant, Fondazione Prada presenta nella sua sede di Milano un trittico di mostre concentrate su Chicago, dopo aver esplorato Los Angeles con le mostre su William Copley e i Kienholz, che restituiscono il senso delle cosiddette "second cities" americane. E dunque ecco ora le esposizioni dedicate a Leon Golub e alla sua pittura violenta e gestuale, ma lontanissima da Jackson Pollock e dall'espressionismo astratto; quella dedicata a H.C. Westermann e alla sua scultura solo apparentemente giocosa, in realtà ferita a morte dalla guerra e infine la collettiva "Famous Artists from Chicago - 1965-1975" dedicata alle tante tendenze uscite dalla metropoli del Illinois, sempre in una linea alternativa alla storia, per così dire, ufficiale. E Celant indica l'intento del progetto complessivo: "Rileggere la storia dell'arte americana non più tramite l'occhio della Scuola di New York, ma vedere quali sono state le città o le ricerche che sono state rimosse, cancellate o non considerate perché troppo politicizzate, perché troppo drammatiche o tragiche". Le mostre occupano gli spazi principali della Fondazione, le gallerie Nord e Sud e i due piani del Podium e ciascuna di esse mette il dito in una sorta di incubo americano, ricordando la funzione di dissenso dell'arte e la possibilità di trovare altre narrazioni, che pure mantengono, soprattutto nel caso di Golub e Westermann, quella evidenza che è propria delle opere d'arte importanti, capaci di raccontare un presente doloroso e violento, ma anche di prevedere un futuro - pensate per esempio all'orrore di Abu Ghraib - altrettanto fosco e carico di sofferenza. "Tutte le tre mostre - ha aggiunto Celant - hanno quindi una forte connotazione politica, perché parlano delle stragi di guerra, delle torture, della tragedia della Seconda guerra mondiale, della Corea o del Vietnam, oppure parlano di culture alternative, come il radical cartoon degli Imagist e quindi vedere o dare al pubblico internazionale e non solo italiano un momento di ripensamento per quanto riguarda la storia dell'arte classica, nel senso di quella del Dopoguerra, nella quale questi soggetti non sono stati considerati, oppure sono stati rimossi". Guardare in faccia queste altre possibilità, queste altre città del vasto continente americano, non solo geografico, ma anche politico e psicologico, è uno dei meriti di questo trittico espositivo che consolida una linea di ricerca della Fondazione Prada più che mai interessante e complessa.

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