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Una mostra a Prato racconta il Settecento attraverso i tessuti

sabato 20 maggio 2017
2' di lettura

Milano (askanews) - Dalle ricche ed elaborate fantasie floreali di inizio secolo alle linee più semplici, delicate e quasi geometriche della fine, passando per spunti d'avanguardia come l'animalier: è un racconto inedito del Settecento attraverso i suoi oggetti, in particolare i tessuti, la mostra "Il Capriccio e la Ragione. Eleganze del Settecento europeo" al Museo del Tessuto di Prato. Daniela Degl'Innocenti è la curatrice: "La mostra vuole raccontare come questo secolo abbia portato grandi innovazioni da un punto di vista sia manifatturiero, perché ha portato alle soglie della modernità, delle idee ma soprattutto del disegno, che viene divulgato in vari stili, dalla chinoiserie che viene dagli oggetti portati dalla Compagnia delle Indie, fino allo stile neoclassico, fondato sulla riscoperta delle antiche rovine" ha spiegato la curatrice Daniela Degl'Innocenti, conservatrice del Museo. Scene allegoriche tratte dagli affreschi del Tiepolo sono proiettate sulle volte a crociera della sala evocando i soffitti affrescati, le superfici a specchio delle pareti ampliano l'ambiente con un gioco di effetti. I tessuti dialogano con capi d'abbigliamento femminili e maschili, porcellane, oggetti d'arredo, dipinti e incisioni, per costruire attraverso oltre 100 oggetti un percorso anche storico e filosofico, in un periodo in cui gli abiti avevano un'importante funzione sociale. "Strutture della prima metà del secolo costituite da grande abbondanza di tessuto prezioso, a doppio paniere, verso la fine del secolo si vanno ad alleggerire in forme più sciolte e comode per arrivare a un ideale anche femminile diverso da quello ricercato nella prima metà del secolo. Una donna musa, ispiratrice e leggiadra che ha anche una sua indipendenza intellettuale. Le donne a fine Settecento hanno un piglio che poi si perderà con l'epoca romantica". La mostra, aperta fino al 29 aprile 2018, è allestita nella sala dei tessili antichi del Museo, uno spazio di circa 400 metri quadri che è la parte più antica dell'ex opificio Campolmi, esempio di archeologia industriale tessile di 8.500 metri quadri recuperata dal Comune di Prato per trasformarla in polo culturale.

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