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Caos sul nuovo polo di Amazon vicino Roma, slitta l'apertura

sabato 10 giugno 2017
1' di lettura

Roma, (askanews) - I 1.200 giovani reclutati per un contratto a tempo indeterminato dovranno aspettare prima di iniziare a lavorare per Amazon, nella sede che il colosso americano di vendite on line doveva aprire i primi di luglio vicino Roma, il secondo centro di distribuzione in Italia dopo quello nel piacentino. Un polo supertecnologico che doveva rappresentare l'arco di trionfo per l'ingresso della Città metropolitana di Roma nell'economia 4.0. Ora, però, il centro di smistamento di Passo Corese, a una trentina di chilometri a nord di Roma, si potrebbe trasformare nell'ennesima forca caudina per la sindaca della Capitale, Virginia Raggi, chiamata in causa, via social, perfino dall'ex premier Renzi. I 60mila mq di capannone multipiano sarebbero a rischio per l'autorizzazione all'allaccio di un depuratore sul territorio del comune di Fiano Romano, che ricadrebbe nelle competenze della Città metropolitana di Roma, presieduta da Raggi. L'apertura del'impianto, prevista per i primi di luglio, potrebbe sensibilmente slittare, ma i motivi sarebbero più tecnici che di volontà politica. Dalle prime verifiche emergerebbe che l'autorizzazione all'allaccio non sarebbe stata chiesta dalla sola Amazon, ma da un consorzio di imprese. La richiesta sarebbe all'attenzione degli uffici che stanno lavorando per poter chiudere la cosa nei tempi utili ma sembra necessario un passaggio con l'Avvocatura della Città metropolitana. In attesa di una posizione ufficiale della sindaca metropolitana o del M5S, ecco una nuova polemica politica di cui discutere nella capitale.

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"Non abbiamo iniziato noi questa guerra. Condivido, noi tutti condividiamo l'obiettivo di mettere fine a questo regime dei mullah. La questione di come ciò verrà realizzato è oggetto di dibattito. Gli americani, con gli israeliani, hanno scelto questa strada. Noi abbiamo solo fatto delle critiche molto moderate", ha aggiunto.

"Cosa si aspetta Donald Trump che una manciata o due di fregate europee possano realizzare nello Stretto di Hormuz che la potente Marina americana non possa fare da sola? Questa è la domanda che mi pongo", ha concluso.

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