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"Pugni di zolfo": al Piccolo Eliseo le miniere della Sicilia

sabato 11 novembre 2017
2' di lettura

Roma, (askanews) - Le miniere di zolfo della Sicilia, un ragazzo che scappa e trova la salvezza nel pugilato; così Maurizio Lombardi porta in scena al Piccolo Eliseo di Roma il suo "Pugni di Zolfo", storia del pugile Vincenzo Barrisi, inventata ma non tanto. "Diciamo che è uno spettacolo storico, come un romanzo storico" racconta Lombardi. "E' un ragazzo che ha fai conto trenta, quarant'anni e però si ricorda di quando era piccolo e sua madre e sua nonna, le donne... Lo fecero scappare dalla Sicilia. Perché la Sicilia ai primi del Novecento era un giacimento ricchissimo di Zolfo e l'Inghilterra la Francia la Germania non facevano altro che approvvigionarsi dalla Sicilia e da altri zone dello zolfo, e chi ci rimetteva erano questi bambini, i piccoli carusi che andavano sotto a tirar fuori questo "oro giallo. Gli eventi sono veri ma i personaggi sono tutti di fantasia. I nomi però sono tutti ispirati ad amici siciliani. La nonna Vincenzina però è vera, perché diciamo che mi sono molto ispirato a lei, a questa nonna". Un monologo prodotto dalla Zocotoco di Luca Zingaretti. Lombardi usa la ricchezza della lingua siciliana. Tutto nasce da una poesia di Ignazio Butitta, poeta di Bagheria. IN 00:46: CON IL VERSO DELLA POESIA IN SICILIANO "E' strana anche per me che son toscano. E' una poesia in siciliano stretto di un poeta dell'inizio del novecento, Ignazio Butitta, uno dei primi pubblicati da Feltrinelli. Mi ha subito colpito perché era una poesia straziante. Se hai la fortuna di avere un buon orecchio per i dialetti, per le lingue... Io preferisco sempre recitare in siciliano, bergamasco, genovese, riuscire a portare una ricchezza nella recitazione, e per questo i dialetti sono fondamentali; è come recitare in una lingua straniera". E la seconda corda dello spettacolo, è l'uso del corpo: "Quando cominciai a provare questo spettacolo pensavo come faccio a rendere l'idea di una miniera? Ero in casa, c'era un tavolo, andai sotto il tavolo, accesi le candele... Nei miei spettacoli a me piace usare il corpo come strumento narrativo, che per l'attore è la base; che la mia sintassi, la grammatica, la prosa vengano proprio dal mio corpo, che diventi un qualcosa".

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