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La moltiplicazione di The Open Box: dieci artisti a Torino

sabato 11 novembre 2017
2' di lettura

Torino (askanews) - Dalla singolarità alla molteplicità: dall'affermazione al dialogo incessante. The Open Box, il progetto artistico milanese di Gaspare Luigi Marcone, che periodicamente trasforma un garage in zona Loreto in uno spazio espositivo unico, è arrivato anche a Torino, nell'ambito di Nesxt, allargando le proprie prospettive e occupando cinque garage contigui nel parcheggio seminterrato di piazza Carlina. All'interno sono stati chiamati a confrontarsi, a coppie e rispettando la pulizia tipica delle operazioni del Box, gli artisti che avevano già esposto nello spazio milanese tra il 2015 e il 2017. L'idea di fondo, come ci ha spiegato Marcone, era proprio quella di "mettere in luce le peculiarità del lavoro dei singoli protagonisti in relazione - con analogie, differenze, specificità - ai caratteri generali di The Open Box". E dunque nei garage torinesi sono tornati Andrea Francolino e Antonio Fiorentino, Rebecca Moccia e il duo Ornaghi e Prestinari, Pamela Diamante e Flavio Favelli, Valentino Albini e David Reimondo, Gaspare e Gianni Caravaggio. In un crescendo di movimenti che hanno avuto il linguaggio in apertura e in chiusura, ma che poi si sono addentrati anche nella semantica dello spazio e hanno aperto prospettive inattese, tanto attraverso la giustapposizione, quanto con la cancellatura o la congiunzione. Lavori diversi, insomma, ma collegati tra loro dalla dimensione che li ospita e dall'idea che, comunque, ogni box rappresenti in qualche modo un viaggio dentro una mente che è sia individuale sia plurale. Per chi conosce lo spazio milanese il confronto con quanto accaduto nel parcheggio di Torino ha lasciato probabilmente qualche momento di disorientamento, perché qui è venuta meno quella dimensione di unità di luogo e di tempo che, aristotelicamente, è una delle caratteristiche salienti del Box classico. Dopo pochi minuti, però, la sensazione di questa perdita è stata compensata da un'armonia d'insieme, dalla misteriosa polifonia che ogni coppia di lavori ha generato e diffuso, nel rispetto delle peculiarità di ciascuna operazione, chiamata però al confronto con le altre e con la visione complessiva del progetto artistico. E questo esito finale, provvisorio e per certi versi segreto, conferma The Open Box come una delle realtà più interessanti della scena contemporanea.

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