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Vertice Apec, Trump: basta abusi nei rapporti commerciali

sabato 11 novembre 2017
1' di lettura

Danang, Vietnam (askanews) - Gli Stati Uniti non tollereranno più abusi nei rapporti commerciali. "Non permetteremo più di essere sfruttati. Metterò sempre prima gli Stati Uniti e voi dovreste fare altrettanto con i vostri Paesi", lo ha detto il presidente americano, Donald Trump nel discorso tenuto poco dopo il suo arrivo in Vietnam davanti ai leader del vertice Apec, la Cooperazione economica Asia-Pacifico. "Quello che non faremo - ha detto - è far parte di grandi accordi che ci legano le mani e ci obbligano a rinunciare alla nostra sovranità, rendendo praticamente impossibile la loro attuazione. Faremo, invece, scambi sulla base del rispetto e di vantaggi reciproci". Trump ha denunciato anche il "furto" della proprietà intellettuale, difendendo gli interessi commerciali degli Stati Uniti davanti ai leader del vertice. "Affronteremo queste pratiche distruttive di costringere le imprese a cedere la loro tecnologia e costringerle a joint venture in cambio dell'accesso al mercato", ha detto senza puntare il dito contro alcun Paese preciso anche se, in passato, aveva accusato chiaramente la Cina di tali infrazioni. Contrariamente a quanto ipotizzato in precedenza, c'è incertezza invece, sull'incontro tra Trump e il presidente russo Vladimir Putin a marigine del vertice in Vietnam. La Casa Bianca ha negato la possibilità di un bilaterale a causa di un problema di agenda nel programma di Trump, mentre il consigliere del Cremlino Yury Ushakov aveva detto che la riunione avrebbe avuto luogo il 10 novembre in Vietnam.

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Il titolo del nuovo romanzo è ispirato a un celebre libro irlandese, e l'Irlanda, con il suo conflitto, è stato uno degli scenari in cui Chalandon ha lavorato come inviato, ma una parte importante l'ha avuta anche il Medio Oriente. Gli abbiamo chiesto come si passa dalla scrittura giornalistica a quella letteraria. "Sono stato corrispondente di guerra per 25 anni - ci ha riposto - e non mai potuto dire io di fronte ai massacri, sotto le bombe, mai. Non ho mai potuto piangere nel mio giornale, non potevo odiare, non potevo dire che stavo impazzendo di fronte alla violenza inaudita che mi circondava. Non potevo mai dire io, non ne avevo il diritto. L'unico modo per me per dire io era il romanzo. Aggiungo una aneddoto: sono a Sabra e Shatila, sto assistendo a quello che sappiamo, mi siedo dietro un muro e piango. Mi si avvicina un collega de Le Figaro, un amico, e mi dice: Sorj devi trasformare le tua lacrime in inchiostro, ecco, nel mio romanzo trasformo le mie lacrime in inchiostro".

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