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Esuberi al porto di Gioia Tauro, l'appello dei lavoratori al Papa

sabato 22 aprile 2017
2' di lettura

Roma, (askanews) - I lavoratori del porto di Gioia Tauro hanno rivolto un appello alle istituzioni e a Papa Francesco affinché vengano tutelati 400 posti di lavoro a rischio. Una situazione, quella della struttura calabrese, che da tempo preoccupa i lavoratori e le loro famiglie e che non accenna a risolversi. La loro richiesta d'aiuto è stata raccolta dal massmediologo Klaus Davi che, in collaborazione con diversi sindacati (Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Mare e Sul), ha realizzato un video che sarà parte di un documentario, in cui si racconta la vertenza che vede contrapposta l'azienda MCT e gli operai, e potrebbe culminare con centinaia di licenziamenti. Carmelo Cozza, 50 anni: "La perdita di un solo posto di lavoro qui a Gioia Tauro significa la differenza tra la disperazione e la possibilità di emancipazione per i lavoratori e loro famiglie. Vengono portati 400 licenziamenti in un territorio già difficile. Dove il lavoro fa la differenza tra il potersi determinare in maniera onesta, anziché no". Un altro giovane operaio, Mario Morgante: "Sono un giovane calabrese. Amo la mia terra e il mio lavoro e voglio restare qui. Le chiedo di sollecitare le istituzioni che oggi sono assenti. Se venissi licenziato sarei costretto a emigrare da una terra che amo dove invece voglio restare qui, e qui vorrei costruirmi una famiglia. Un altro lavoratore, Salvatore Larocca, ha invitato Francesco a Gioia Tauro. "Santo Padre, noi lavoratori portuali la invitiamo qui, vogliamo farle vedere la nostra realtà. Qui dei giovani hanno avuto un'opportunità lavorativa, hanno messo su famiglia e ora dopo 20 anni rischiano di trovarsi per strada. Il lavoro è dignità. Come si può pensare di rilanciare questo Sud martoriato se non con la dignità del lavoro?".

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