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Reportage da Raqqa: gli ultimi giorni dell'Isis

sabato 16 settembre 2017
3' di lettura

Roma, (askanews) - Rovine, rovine e ancora rovine. Cumuli di macerie e sotto ci sono i morti: Gli assassini dell'Isis e le vittime civili: nessuno sa quanti sono. Non si vedono ma il tanfo che emanano i cadaveri dice chiaramente che sono tanti, tantissimi. Lo si capisce dall'inconfondibile odore di morte. E' questa la scena che ci si trova davanti arrivando nel centro di Raqqa, una volta capitale, nel Nord della Siria, dello Stato Islamico proclamato dal "Califfo" Abu Bakr al Baghdadi da Mosul nel Nord dell'Iraq nell'estate del 2004. La battaglia di Raqqa, giunta ai suoi ultimi giorni, è stata lanciata agli inizi di giugno dalle forze di Siria Democratica (SDF) un'alleanza arabo-curda sostenuta da Washington ma dominata dalle Unità di Difesa del Popolo curdo (Ypg). E' proprio tra i combattenti curdi che abbiamo passato due giorni dentro la città piena di agguati, mine e cecchini. A fianco dei curdi ci sono anche quelli del "battaglione internazionale". Nel loro quartier generale troviamo una ventina di giovani di diverse nazionalità: americani, greci, francesi, una ragazza turca e persino due ragazzi italiani. Uno di loro, lombardo di 28 anni, ci accompagna addirittura al fronte. Ma, come i suoi compagni, non vuole essere ripreso per paura che al loro ritorno in patria vengano arrestati. "Sono qui a combattere a causa di Donald Trump", dice John un 24enne americano venuto da Saint Louis nel Missouri che odia la politica "razzista" e "di destra" del presidente degli Stati Uniti. Per questo ragazzo dopo l'avvento alla casa Bianca del miliardario Usa "non aveva senso rimanere a casa: il problema era solo dove andare". Per raggiungere il fronte firmiamo un foglio con sui ci assumiamo ogni responsabilità. Si va in prima linea dentro un Humvee. "La mattina sono rintanati nei tunnel e non si fanno vedere. Nella notte, favoriti dalle tenebre, escono per colpire", avverte l'autista prima di raggiungere la linea di fuoco. "Questa è la prima linea. I nostri compagni sono dentro questi edifici. Non possiamo andare oltre. Bisogna tornare indietro", dice nervoso. Siamo nel centro della città: nessun segno di vita. Vediamo quel che resta dei teli con cui i jihadisti avevano coperto le strade per oscurare la vista ai droni Usa. Droni che ricevono le coordinate dai combattenti curdi grazie ad una sofisticata app fornita dagli americani: con un tablet, questo combattente invia in tempo reale il luogo da colpire indicato via radio da un militante sul posto che vede movimenti sospetti. Cinque minuti dopo il luogo è annientato da un missile. "Siamo dentro le mura della città antica. Qui una volta c'era il mercato", informa ancora prima di avvertire che questa strada non è stata bonificata: "Ai lati di questa strada è pieno di mine " Tra le rovine spuntano combattenti curdi appostati in diversi punti pronti ad ogni eventualità. "Questi si spostano tra le case attraverso i tunnel e sparano", ci dice. Un gioco tra gatti e topi : da una parte i curdi che occupano oltre l'80% del capoluogo; dall'altra non più di un centinaio di tagliagole che vivono sotto terra e non vedono da mesi la luce del sole. Qui a Raqqa, si stanno consumando gli ultimi giorni dell'epopea jiahdista del Califfato nero. Perdere il territorio, però, non significa affatto la fine del terrorismo di matrice islamista nel resto del mondo.

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Scambio di 193 prigionieri di guerra tra Ucraina e Russia

Roma, 24 apr. (askanews) - Mosca e Kiev hanno annunciato venerdì lo scambio di 193 prigionieri di guerra tra le due parti, con l'esercito russo che ha precisato che gli Emirati Arabi Uniti e gli Stati Uniti hanno mediato l'operazione.

Nelle immagini di Afp, in un luogo non precisato, si vede il gruppo di 193 soldati ucraini liberati scendere dagli autobus e parlare al telefono, abbracciare i presenti e gioire, nell'ambito dello scambio con la Russia, una delle poche aree di cooperazione rimaste tra le due parti, mentre gli sforzi per porre fine al conflitto sono finora falliti. "È una sensazione indescrivibile. Non potevo crederci", ha detto uno dei prigionieri liberati.

"Come previsto, 193 dei nostri uomini sono rientrati. Questa è un'ottima notizia; rientra negli accordi di scambio già parzialmente conclusi a Pasqua. Una caratteristica particolare di questo scambio è il ritorno di molti giovani nati negli anni 2000, la maggior parte dei quali era detenuta in Cecenia", ha spiegato Petro Yatsenko, portavoce del centro di coordinamento ucraino incaricato dei prigionieri di guerra.

"Attualmente, il personale militare russo si trova sul territorio della Repubblica di Bielorussia, dove sta ricevendo l'assistenza psicologica e medica necessaria", ha dichiarato l'esercito russo in un comunicato stampa.

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Merz: "L'adesione immediata di Kiev all'Ue non è possibile"

Nicosia, 24 apr. (askanews) - Il cancelliere tedesco Friedrich Merz - in conferenza stampa a Cipro, al termine del vertice informale dei leader dell'Unione europea - ha affermato che non vi è alcuna prospettiva di un'adesione immediata dell'Ucraina all'UE, ma suggerisce che Kiev potrebbe partecipare alle riunioni dei membri del blocco senza diritto di voto. L'Ucraina sta spingendo per accelerare il suo processo di adesione all'Unione Europea a 27, a oltre quattro anni dall'inizio dell'invasione russa.

"Vorrei anche salutare con favore il fatto che ieri siamo riusciti ad adottare il ventesimo pacchetto di sanzioni. Il messaggio alla Russia è chiaro: non faremo passi indietro. Al contrario, aumenteremo la pressione. Abbiamo anche discusso del percorso dell'Ucraina verso l'UE. È chiaro a tutti che l'adesione immediata dell'Ucraina all'Unione Europea non è, ovviamente, possibile".

"Ho proposto di avviare un processo all'interno dell'Unione europea che preveda una strategia di preadesione per l'Ucraina, con l'adesione a pieno titolo come obiettivo finale, naturalmente, ma sono necessari passaggi intermedi. Ne ho discusso con il Presidente Zelenskyy in diverse occasioni negli ultimi giorni. Vorrei inoltre agevolare una maggiore integrazione nelle istituzioni europee, ad esempio attraverso la partecipazione ai Consigli europei, al Parlamento europeo o alla Commissione senza diritto di voto, oppure attraverso la graduale integrazione dell'Ucraina in ambiti politici, a seconda dei progressi delle riforme".

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Keukenhof, milioni di tulipani in fiore nel parco simbolo d'Olanda

Lisse (Paesi Bassi), 24 apr. (askanews) - Milioni di tulipani sono in piena fioritura a Keukenhof, il celebre parco floreale di Lisse, nei Paesi Bassi, che nelle otto settimane di apertura richiama ogni giorno decine di migliaia di visitatori da tutto il mondo.

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"Sono i colori, il loro intreccio - dice Alan King, pensionato - e poi non immaginavo che i tulipani avessero così tante forme diverse. Io avevo in mente quella classica, invece ce n'è una varietà enorme, ed è sorprendente". "È bellissimo - osserva John Longoria, operatore ospedaliero - Oggi il tempo è stupendo ed è magnifico vedere tutte queste diverse varietà di tulipani".

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"L'eccessiva concentrazione di queste risorse, il fatto che siano dominate da uno o due Paesi, rappresenta un rischio inaccettabile", ha detto.

Pechino ha infatti limitato le esportazioni di minerali critici necessari per la produzione di semiconduttori, batterie per veicoli elettrici e sistemi d'arma. L'accordo rappresenta una rara apertura da parte dell'amministrazione Trump nei confronti dell'Ue.

"Quello che stiamo facendo oggi è molto importante. Stiamo rafforzando la nostra relazione, e con questo memorandum d'intesa saremo più strategici insieme, raggiungeremo i nostri obiettivi molto più rapidamente di prima", ha aggiunto il commissario Ue Sefcovic.

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