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Seoul, l'addio a Kim Jong-hyun leader degli SHINee e star K-pop

sabato 23 dicembre 2017
2' di lettura

Seoul (askanews) - La Corea del Sud piange la scomparsa di Kim Jong-hyun, frontman della band locale SHINee e leader del K-pop, la musica popolare coreana, morto suicida intossicandosi col monossido di carbonio. La canante Nine del gruppo Dear Cloud ha pubblicato su Instagram il messaggio di addio inviatole da Kim, nel quale il cantante si diceva "fagocitato dalla depressione" e raccontava di sentirsi "solo" implorando l'amica di dirgli di aver "fatto un buon lavoro". Un grido di aiuto che mette in luce la durezza del mondo del K-pop sudcoreano e del J-pop giapponese. Kim in realtà era una star su entrambe le scene musicali. Il 27enne leader di una boy band che ha spopolato nell'ultimo decennio, diventando un rarissimo caso di sopravvivenza per quasi un decennio per gruppi del genere, si sentiva in realtà "così solo" e ammetteva di aver "vissuto finora solo perché è difficile" porre fine alla propria vita. "Sono cresciuta ascoltando gli SHINee per quasi 10 anni - dice Ashanti - quando ho sentito la notizia del suicidio ho pensato che fosse giusto venire a rendere omaggio alla salma e alla famiglia. Anche io ho parenti con problemi di salute mentali, quindi questa tragedia mi ha toccato molto anche sul piano personale". "Era emotivo, sensibile, doveva sopportare molto e nasconderlo - dice Jung - non lo mostrava ai fan, dev'essere stata molto dura per lui". Gli SHINee, cinque ragazzi, debuttarono nel 2008 e immediatamente diventarono la punta della scena K-pop, conquistando un'estesa fanbase non solo in Corea del Sud, ma anche in Giappone e in altri paesi dell'Asia e addirittura negli Stati Uniti. Dietro lo scintillante mondo del K-pop e del gemello giapponese J-pop, però, c'è un mondo ultra-competitivo in cui nulla è lasciato al caso. I fan fanno dei cantanti i loro idoli in maniera spesso ossessiva. Gli artisti firmano contratti capestro nei quali ci sono clausole molto pesanti, soprattutto per ragazzi nel pieno della gioventù. Tra questi, addirittura, il divieto di avere relazioni amorose e sessuali. Un lavoro pieno di pressioni, alle quali probabilmente Kim non ha potuto resistere decidendo di porre fine alla sua vita in una camera d'albergo nel quartiere di Gangnam a Seoul, intossicandosi dal monossido di carbonio prodotto da cubetti di diavolina incendiati.

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