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Il Trumpcare arriva in Senato fra proteste e dissensi interni

sabato 24 giugno 2017
2' di lettura

Washington (askanews) - Disabili portati via di peso mentre protestano davanti all'ufficio del leader della maggioranza al Senato, il conservatore Mitch McConnell. Medici che dimostrano davanti al Congresso in favore dell'Obamacare. Si annunciano giorni infuocati a Washington dove verrà discussa la proposta dei repubblicani di riforma della sanità. Una proposta che già in forma di bozza, presentata proprio da Mitch McConnell, ha scatenato forti polemiche e dissidi all'interno dello stesso partito. Quattro senatori si sono detti contrari. Fra loro Rand Paul. "Non possiamo sostenere l'attuale progetto di legge - ha detto - Siamo aperti alle trattative, ma vogliamo che ci sia una abrogazione. Noi temiamo che in realtà ora sia più una reiterazione o un mantenimento dell'Obamacare". In effetti tecnicamente la proposta non abolisce l'impianto dell'Obamacare di per sè, ma elimina i fondi extra che arrivavano nelle casse dei singoli Stati per finanziare la copertura del Medicaid, il programma federale per i più poveri. Ed è proprio questo il punto che preoccupa i democratici, secondo cui milioni di persone perdereranno l'assistenza sanitaria. "Non è un disegno di legge sulla sanità - ha scritto Obama sui social, rompendo il silenzio mantenuto in questi mesi sulle politiche di Trump per difendere la sua legge - è un massiccio trasferimento di ricchezza dalle famiglie della classe media e dai poveri, a favore delle persone più ricche d'America. Qualche piccola modifica nelle prossime settimane non potrà cambiare la meschinità al cuore di questa legge". Ora la battaglia dalle piazze e dai social si accende in Senato, dove i repubblicani non hanno i numeri per far passare la legge a causa della defezione dei 4 dissidenti. "Obamacare è un disastro, è morto, completamente morto", ha detto Trump con una dichiarazione perentoria che per ora è destinata a rimanere solo un desiderio.

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Nel pieno della guerra nel loro Paese, con Stati Uniti e Israele, intervistati sul red carpet prima della cerimonia, hanno parlato del conflitto in corso e di quanto sia difficile per loro essere a Los Angeles per una cerimonia così importante:

"I nostri cuori sono divisi in due - ha detto Sara Khaki - da un lato i nostri cuori sono a casa con la nostra gente, il popolo iraniano, le cui vite sono state distrutte. Dall'altra parte siamo qui e l'unica ragione per cui siamo qui è che siamo qui per rappresentare la gente comune dell'Iran".

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