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50 anni fa la morte del "Che", parla il ranger che lo catturò

giovedì 5 ottobre 2017
2' di lettura

Santa Cruz de La Sierra, Bolivia (askanews) - Con la sua morte è entrato nella leggenda, come spesso capita alle glorie che riescono a evitare il naufragio della vecchiaia, per dirla con Charles de Gaulle. Ernesto Guevara, più noto come "el Che" per quel suo buffo intercalare tipicamente argentino, rivoluzionario, guerrigliero, scrittore e medico, trovò la morte il 9 ottobre 1967 in Bolivia. A cinquant'anni da quella data Gary Prado, il comandante dell'unità speciale dell'esercito boliviano che lo catturò, allora 28enne, ricorda bene quello che il Che gli confidò nelle sue ultime ore di vita, prima di essere prelevato e giustiziato sommariamente nella scuola del villaggio di La Higuera, su ordine del governo di La Paz, dal sergente Mario Teran. Nella ricostruzione di Prado, non era stato Guevara a decidere di andare in Bolivia ma il leader della rivoluzione cubana, Fidel Castro, desideroso di sbarazzarsi di un amico divenuto troppo ingombrante. La decisione si sarebbe rivelata catastrofica. "La Bolivia non è un'isoletta" dichiara Prado. "Prendere il controllo di un paese tanto grande per poi inviare guerriglieri per creare 8, 10 Vietnam in tutta l'America latina? Ma per favore... Di chi era il progetto? Chi gli ha ordinato questa missione? Era un'idea di Fidel per toglierselo dai piedi? A mio avviso, era chiara l'intenzione di sbarazzarsi di lui", sottolinea l'ex ufficiale boliviano. Quando i ranger di Prado lo catturarono, il Che era allo stremo. Gli erano rimasti solo 17 guerriglieri, era l'ombra di se stesso, lacero, affamato, ferito a un gamba, senza scarponi e con un'arma a malapena funzionante. Non erano più un pericolo per nessuno, ricorda Prado con voce flebile sulla sedia a rotelle alla quale è costretto da 11 anni a seguito di un incidente. Confessa di avere provato pena e tristezza davanti a quel relitto umano. Ma il suo giudizio demolisce l'immagine del comandante Guevara, uomo indubbiamente coraggioso e indomito ma leader inconsistente. Anche perché della Bolivia non sapeva niente. "Come comandante militare si è rivelato un disastro" dichiara Prado. "Come capo politico non è riuscito ad aggregare consenso. E la sua visione strategica era ancora peggio".

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