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Canada, la concia delle pelli come mezzo di difesa identitaria

giovedì 5 ottobre 2017
2' di lettura

Yellowknife, Canada (askanews) - La concia delle pelli come strumento di difesa dell'identità culturale. A Yellowknife, nel Canada nord-occidentale, gruppi di giovani nativi mantengono vive le tradizioni ancestrali, che minacciano di cadere nell'oblio di fronte alla sfida lancinante della modernità. A un campo allestito per trasformare in cuoio, duttile, morbido e resistente, le pelli di caribù e di bisonte possono partecipare anche visitatori estranei alla comunità tribale che imparano a lavorare le pelli, lavandole, ingrassandole e passandole a diversi stadi di fumigazioni per renderle adatte ai successivi impieghi. Un'esperienza affascinante, come spiega un'abitante di Yellowknife che ha preso parte a questi tutorial: "È fantastico che si siano accampati qui consentendo a chiunque un'opportunità per imparare le tradizioni tribali della concia delle pelli. È davvero una splendida occasione". Forte, tenace, nativa. Con questo trittico scolpito sulla sua t-shirt nera Mandee McDonald, come tutti i membri della società tribale Dene Nahjo, la gioventù Dene, testimonia la sua fiera appartenenza alla comunità tribale che deve la sua sopravvivenza anche alla trasmissione delle tradizioni e dei costumi antichi. Come la lavorazione delle pelli degli animali stanziali nel territorio per la fabbricazione di indumenti o di tende. "I nostri antenati, come le nostre nonne e le nostre bisnonne, conoscevamo molto bene queste pratiche" spiega Mandee. "Poi a causa della colonizzazione, delle scuole e dell'istruzione impartita, si sono create delle barriere che hanno ostacolato la trasmissione tra generazioni di queste conoscenze tradizionali". Non si è trattato solo di violenze culturali. A Yellowknife, capitale di 20mila abitanti dei Territori del Nord-Ovest canadesi, il campo di tende e tipì dei giovani Dene si è organizzato a poca distanza dal Frame Lake, un lago contaminato e avvelenato dall'arsenico delle miniere una volta scavate e sfruttate da grandi corporation minerarie.

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Greenpeace punta le termocamere sui rider: superfici fino a 80 gradi

Milano, 25 giu. (askanews) - Le immagini della termocamera mostrano l'asfalto e le superfici di lavoro arroventate dall'ondata di caldo che sta investendo l'Italia. A Roma, durante una giornata da bollino rosso, Greenpeace e Cgil hanno monitorato alcuni luoghi di lavoro frequentati da rider e operai, rilevando temperature superficiali molto elevate.

Nell'area della stazione Termini, punto di ritrovo per molti rider, la termocamera ha registrato picchi superiori agli 80 gradi. Nei cantieri monitorati in zona Piazza Bologna e all'Università La Sapienza sono stati rilevati valori superficiali compresi tra 60 e quasi 100 gradi, con le temperature più elevate registrate in prossimità di una gru in funzione.

Le misurazioni riguardano le superfici e non la temperatura dell'aria, ma secondo Greenpeace rappresentano un segnale delle condizioni estreme a cui sono esposti molti lavoratori che trascorrono ore all'aperto durante le ondate di calore. Secondo un'analisi diffusa dall'associazione, tra il 25 e il 27 giugno fino a un milione e mezzo di lavoratori in Italia potrebbero essere esposti a un elevato rischio legato al caldo estremo.

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Petrone sottolinea l'importanza dei legami tra Italia e Stati Uniti in molti settori, compreso il turismo, evidenzia come il rafforzamento dei collegamenti aerei e l'attività di promozione delle camere di commercio e delle istituzioni abbiano favorito scambi sempre più intensi. Grazie anche al lavoro di network e alle filiali delle multinazionali presenti in Italia, cresce l'interesse reciproco per investimenti, collaborazioni accademiche e iniziative innovative che avvicinano le due sponde dell'Atlantico. Oltre al turismo: l'Italia è uno dei Paesi maggiormente visitati dai cittadini americani, ci ricorda. Soltanto da Napoli si sono aperti 7-8 voli giornalieri, oltre che da Catania, da Palermo e quest'anno anche da Bari.

"In questo un grande plauso va al lavoro che fa la Camera di Commercio americana, che è la Confindustria americana in Italia" evidenzia. "All'interno del board della AmCham noi abbiamo tante aziende americane ma anche tante aziende italiane che hanno investito al di là dell'Atlantico, come le aziende americane hanno investito in Italia. In Italia abbiamo tante filiali importanti di grandi multinazionali, abbiamo un esempio anche dal punto di vista innovativo, vediamo l'Apple Academy a Napoli (Apple Developer Academy) fondata dieci anni fa dal professore Giorgio Ventre, con l'attuale sindaco Gaetano Manfredi, ma anche il grande lavoro che il rettore dell'Università Federico II, Matteo Lorito ha fatto per incrementare i rapporti con l'università, tra l'università italiana Federico II e l'università americana, aprendo un ufficio importante negli Stati Uniti, a New York. Io quindi sono sempre fiducioso e ripeto vedo il bicchiere sempre mezzo pieno", chiosa Petrone.

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