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Telescopio europeo, vedremo il Sole come mai prima

giovedì 5 ottobre 2017
2' di lettura

Roma, (askanews) - Una volta ultimato - prima luce attesa nel 2027 - il Telescopio Solare Europeo sarà il più grande del nostro secolo e all'avanguardia per almeno 30-40 anni. Situato in Cile, su una torre alta 35 metri, con un'apertura di 4 metri, dotato delle migliori tecniche di ottica adattiva e di strumenti di altissimo livello, EST - la cui costruzione inizierà nel 2021 - sarà in grado di osservare la nostra stella con un dettaglio mai raggiunto prima. Il progetto - promosso dall'associazione europea per i telescopi solari che coinvolge 15 Paesi europei, tra cui l'Italia (con l'Inaf e le Università della Calabria, di Catania e di Roma Tor Vergata) e impegna più di 600 ricercatori - è stato presentato a Roma all'Accademia dei Lincei. Per EST l'Italia finora ha avuto dall'Ue fondi per 2,27 mln di euro, utilizzati per diverse finalità, come spiega Francesca Zuccarello, dell'Università di Catania: "L'Italia ha già ricevuto dei fondi dalla Comunità europea che sono stati utilizzati per diversi aspetti di questo progetto. L'aspetto scientifico che ha fornito i requisiti per costruire gli strumenti; aspetti legati alla realizzazione di alcuni prototipi degli strumenti stessi; aspetti legati all'educazione delle nuove leve alla fisica solare. Tutto questo speriamo possa portarci un una situazione in cui l'Italia possa essere alla frontiera della ricerca nella fisica solare da qui ai prossimi 30-40 anni". Il Sole costituisce un modello fondamentale per la comprensione dell'Universo, rappresentando il più grande laboratorio di fisica delle particelle e dei plasmi dell'intero sistema solare. Da qui l'importanza di realizzare uno strumento in grado di aiutare la comprensione dei fenomeni che lo caratterizzano, come evidenzia Francesco Berrilli dell'Università di Roma Tor Vergata: "Il Sole è la nostra stella ed è importante studiarla sia per motivi scientifici sia perché ha impatti sull'attività tecnologica dell'uomo, sul clima della Terra. E quindi ci aspettiamo uno strumento scientifico che risponderà a domande fondamentali sia in campo scientifico che tecnologico".

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Cavalese, Erik Saglia tra cielo, pittura e l'idea del futuro

Cavalese, 22 giu. (askanews) - Il Museo d'Arte Contemporanea di Cavalese ospita la mostra di Erik Saglia "Fly-by". Il titolo trae ispirazione dal linguaggio dell'astronautica e si riferisce al sorvolo ravvicinato che satelliti e sonde compiono ad alta velocità in prossimità di un pianeta o di un corpo celeste. Un approccio esplorativo per raccogliere dati essenziali e aprire nuove prospettive di indagine.

"La mostra di Erik Saglia - ha detto ad askanews la direttrice del museo e curarci della mostra, Elsa Barbieri - si inserisce in una programmazione che ha la relazione come punto di partenza e punto di arrivo. Io conosco Erik da tanti anni, quindi è stata una scelta consapevole quella di invitarlo qui, fondata su un'amicizia e sulla stima reciproca".

La mostra, che comprende una selezione di circa quaranta opere, si apre con un wall painting all'interno del quale trovano posto le opere, e si sviluppa nel salone centrale con un altro grande progetto dedicato a una specifica riga spettrale rossa dell'idrogeno, fondamentale in astrofisica per l'osservazione di nubi di gas e regioni di formazione stellare.

"Io mi reputo un pittore - ha aggiunto Saglia - quindi il discorso è per me la pittura non è soltanto un qualcosa che si somma all'architettura, ma qualcosa che crea struttura all'architettura. È molto importante per me che si ricrei una struttura, nel senso che quando si entra in questa mostra non va vista la singola opera, ma tutte le opere che creano e movimentano tutta questa creazione che fatto io attorno al museo".

Importante anche la relazione con il luogo che ospita il museo e l'ambiente circostante, oltre che con la comunità di Cavalese. "Qui c'è un movimento di forme che partono da una griglia - ha aggiunto la direttrice - in questo movimento di forme che poi è un movimento che in qualche modo guarda ai movimenti orbitali, al movimento dello spazio e si apre proprio con uno sguardo allo spazio e si chiude con la dimensione del cielo, noi ci muoviamo e riprendiamo poi quello che è il titolo, che è Fly By".

Il cielo è uno degli elementi chiave del progetto di Erik Saglia, sia come dimensione fisica, sia come metafora che guarda anche a quello che verrà. "Una delle cose che penso che sia più importante - ha concluso l'artista - è che il pittore nella storia dell'arte ha sempre dato una lettura di un futuro prossimo e io mi auguro di avere quella capacità. L'idea mia è quella di provare a dare uno spaccato o dare una visione di qualcosa che possa succedere o che potrà avvenire nel futuro prossimo, per quello cerco di rapportarmi con lo spazio".

La mostra resta aperta al pubblico a Cavalese fino al 18 ottobre.

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Alla Galleria Borghese a Roma "Metamorfosi. Ovidio e le arti"

Roma, 22 giu. (askanews) - Approda a Roma alla Galleria Borghese "Metamorfosi. Ovidio e le arti", fino al 20 settembre. Il poema ovidiano è la chiave di accesso ad una visione del mondo fondata sul mutamento, sull'instabilità delle forme e sulla permeabilità dei confini tra umano, naturale e divino. Il percorso espositivo si apre con il racconto della creazione del mondo narrato nei versi iniziali del poema, attraverso opere del Cinquecento ma anche di Rodin e Br ncus i. Perché la metamorfosi, in questa mostra, attraversa anche i secoli, come ha spiegat la direttrice della Galleria Borghese Francesca Cappelletti: "Proprio per dimostrare la validità e il senso della poesia di Ovidio che arriva fino agli artisti dell'Ottocento, fino all'inizio del Novecento. Interpretazioni molto diverse e che ancora oggi parla agli artisti contemporanei".

La fortuna del testo ovidiano è al centro della sezione Il poeta e il libro, che indaga le trasformazioni che il poema ha conosciuto nel corso dei secoli, e in questa sala "Apollo e Dafne" di Antonio del Pollaiolo dialoga idealmente con il capolavoro di Bernini conservato nella Galleria, una delle più spettacolari traduzioni visive della poesia di Ovidio. Attorno al gruppo del "Ratto di Proserpina", sempre di Bernini, si sviluppa invece la sezione dedicata al mondo sotterraneo di Plutone, attraverso opere antiche, dipinti di Agostino Carracci e Orfeo ed Euridice di Rubens.

"Bernini ha probabilmente riletto Ovidio soprattutto in chiave di movimento, in chiave di bellezza che viene creata dal movimento, è un'estetica completamente nuova, è l'estetica che Bernini farà diventare l'estetica di quel secondo che noi chiamiamo il secolo del Barocco ma che c'è già nel racconto ovidiano" ha detto Cappelletti.

Nel racconto ovidiano la tessitura diventa metafora della creazione poetica, che nella sala dedicata ad Aracne si declina in dipinti, arazzi e manufatti tessili oltre alle interpretazioni di Tintoretto e Rubens. Tra le sezioni più importanti troviamo quella dedicata a Leda e il cigno, in cui si trova la straordinaria "Danae" di Correggio. Con il mito di Pigmalione la riflessione si sposta sul rapporto tra arte e vita, rappresentata dalle opere di Jean-Léon Gér me e Auguste Rodin. Il percorso prosegue con le vicende di Perseo e Medusa, attraverso opere di Rubens, Sebastiano Ricci, Antonio Tempesta. L'esposizione si conclude poi con una sezione dedicata al potere dell'amore, con le opere di Tiziano e Nicolas Poussin.

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