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Dopo il boom dello Sinn Fein, l'Irlanda cerca una maggioranza

sabato 15 febbraio 2020
1' di lettura

Dublino, 11 feb. (askanews) - Dopo lo storico risultato per il partito della sinistra indipendentista irlandese alle elezioni politiche dell'8 febbraio, l'Irlanda è ora alla ricerca di una maggioranza. Nel nuovo Dail - il parlamento irlandese - lo Sinn Fein ha ottenuto 37 seggi, uno in meno del Fianna Fail; ciò nonostante il partito guidato da Mary Lou McDonald ha ottenuto la maggioranza relativa del suffragio popolare, con il 24,5% dei consensi, rispetto al 22% del Fianna Fail. Il Fine Gael del taoiseach (premier irlandese) uscente Leo Varadkar, ha ottenuto il 20,09%, perdendo 15 seggi e mantenendone solo 35. Per questo motivo il partito della sinistra indipendentista è nella posizione di prendere l'iniziativa politica, anche se trovare una maggioranza si annuncia tutt'altro che semplice dati i numeri molto più ridotti dei partiti minori e la loro forte frammentazione. Servono infatti almeno 80 seggi per avere la maggioranza sui 160 del parlamento di Dublino. Prima delle elezioni, sia il Fine Gael, che il Fianna Fail di Micheàl Martin, avevano escluso una coalizione con il partito di sinistra independentista, citando come deterrenti sia le sue politiche fiscali che soprattutto il suo passato come braccio politico dell'Ira, l'esercito repubblicano irlandese. Secondo l'Irish Times, McDonald cercherà nei prossimi giorni di formare un governo di coalizione con i Verdi, i socialdemocratici, i laburisti e altri partiti minori di sinistra. Per ora i ministri e Varadkar restano al loro posto. Secondo costituzione, "manterranno l'incarico fino a quando non saranno nominati i successori".

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Starmer ha dichiarato: "La nostra determinazione è incrollabile. Penso sia molto importante chiarire che il focus deve rimanere sull'Ucraina. Ovviamente c'è un conflitto in corso in Iran, in Medio Oriente, ma non possiamo perdere di vista ciò che sta accadendo in Ucraina e l'importanza del nostro sostegno. Putin non può essere colui che trae vantaggio da un conflitto in Iran, sia per i prezzi del petrolio sia per la sospensione delle sanzioni".

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