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Mattarella: Magistratura recuperi credibilità ora messa in dubbio

di TMNews venerdì 19 giugno 2020
2' di lettura

Roma, 19 giu. (askanews) - Sul caos Procure, il Capo dello Stato Sergio Mattarella è intervenuto in modo preciso e pungente, in occasione della cerimonia commemorativa del quarantesimo anniversario dell'uccisione di Nicola Giacumbi, Girolamo Minervini, Guido Galli, Mario Amato e Gaetano Costa e del trentennale dell'omicidio di Rosario Livatino.

"La magistratura deve necessariamente impegnarsi a recuperare la credibilità e la fiducia dei cittadini, così gravemente messe in dubbio da recenti fatti di cronaca. La documentazione raccolta dalla Procura della Repubblica di Perugia, la cui rilevanza va valutata nelle sedi proprie previste dalla legge, sembra presentare l'immagine di una Magistratura china su stessa, preoccupata di costruire consensi a uso interno, finalizzati all'attribuzione di incarichi", ha evidenziato il capo dello Stato.

Il Capo dello stato però ha fatto dei distinguo.

"La stragrande maggioranza dei magistrati è estranea alla 'modestia etica', di cui è stato scritto nei giorni scorsi, emersa da conversazioni pubblicate su alcuni giornali e oggetto di ampio dibattito nella pubblica opinione. E, anche per questo, non si può ignorare il rischio che alcuni attacchi alla Magistratura nella sua interezza siano, in realtà, strumentalmente diretti a porne in discussione l'irrinunciabile indipendenza".

In quest'anno così difficile per la magistratura italiana Mattarella ha anche ribadito che le toghe devono fedeltà solo alla Costituzione partendo proprio dall'esempio dei magistrati che hanno perso la vita nell'esercizio delle loro funzioni.

"Onoriamo la memoria di questi valorosi magistrati - che, come tanti altri, hanno dolorosamente punteggiato la nobile storia della magistratura della Repubblica - per come hanno vissuto e interpretato la funzione loro affidata al servizio della giustizia e del Paese. Erano consapevoli dei rischi cui erano esposti e li hanno affrontato per rispetto della dignità propria e di quella del loro compito di magistrati. Hanno svolto la loro attività, con coraggiosa coerenza e autentico rigore, senza rincorrere consenso ma applicando la legge. Fedeli soltanto alla Costituzione".

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