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La leadership e la gestione remota nella nuova impresa digitale

di TMNews mercoledì 15 luglio 2020
3' di lettura

Milano, 16 lug. (askanews) - Lo smart working non è 'lavoro da casa' ma un cambio di paradigma che modifica il concetto di lavoro. E non va visto come un'opzione legata solo all'emergenza sanitaria in corso ma come una opportunità per innovare il nostro Paese; È quanto emerso dal webinar organizzato dalla Luiss Business School e da Confindustria Digitale sul tema "Leadership e gestione remota nella nuova impresa digitale".

Cesare Avenia, presidente di Confindustria Digitale.

"Non vi dimenticate - ha detto - che all'inizio, il lavoro agile è stato reso semplice attraverso dei provvedimenti governativi. Se noi pensiamo di legare questi provvedimenti esclusivamente al discorso coronavirus e pandemia, secondo me facciamo un grave errore".

Nel webinar sono stati presentati i risultati della ricerca, "Lo Smart working durante la pandemia Covid-19", condotta da Luiss Business School che ha analizzato l'esperienza dello smart working vissuta durante il lockdown per verificarne l impatto e le prospettive future.

Il risultato della ricerca, che ha visto il coinvolgimento di 451 professionisti tra i 35 e i 40 anni, è in chiaroscuro; se da un lato, infatti, il 66% ha trovato lo smart working efficace in termini di produttività, riuscendo a svolgere da casa tutti i compiti assegnati, dall'altro un 28% sostiene di non aver mantenuto i livelli di produttività consueti. Percentuale che sale al 38% per i liberi professionisti.

Ci sono infatti difficoltà anche tecnologiche, anche legate al divario digitale, soprattutto in alcune aree del Paese ancora non raggiunte o non ben servite da internet. In ogni caso, il 75% del campione si è detto disponibile a continuare a lavorare in smart working anche nel post-Covid, ma con i dovuti adeguamenti, come hanno sottolineato Paolo Boccardelli, direttore della Luiss Business School e Laura Di Raimondo, direttore Assotelecomunicazioni-Asstel.

"Il principale fattore abilitante è sicuramente la tecnologia - ha spiegato Boccardelli - ma insieme un nuovo stile di leadership basato sulla fiducia e sulla condivisione periodica degli obiettivi. Un dato importante, perché il ruolo della tecnologia è significativo ma viene affiancato con la stessa rilevanza dallo stile di leadership. I benefici sono legati a una maggiore capacità di equilibrio tra lavoro e vita privata ma una conseguenza negativa che è stata evidenziata è la perdita di relazioni sociali e la diminuzione di opportunità di sviluppo professionale e di avanzamento di carriera".

"In questo periodo di lockdown ci siamo accorti che il Paese si è diviso in due - ha aggiunto Laura Di Raimondo - non geograficamente tra nord e sud ma socialmente tra chi aveva un accesso alle infrastrutture digitali e chi no. Quindi, se dobbiamo riprendere una corsa del Paese per guidare la ripresa e la capacità di fare sistema, abbiamo una grandissima responsabilità come Paese che è garantire pari opportunità non fra uomini e donne ma digitale, tra tutti i cittadini italiani".

Senza nuove competenze digitali, insomma, non si va molto lontano. Per non perdere quanto ci ha insegnato la pandemia di Covid-19, bisogna 're-ingegnerizzare' le nostre vite, ripensare in chiave digitale la nuova normalità. Solo così, i sacrifici fatti duranti il lockdown non saranno stati vani.

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La regista ha spiegato: "All'epoca se ne parlava tantissimo sulla stampa e ancora oggi escono fuori delle storie. Queste ragazze venivano dipinte come mostri, terroriste, ma avevano 15-16 anni e la storia era molto più complicata! Io e la sceneggiatrice abbiamo fatto tante ricerche, c'erano tante ragioni dietro quelle scelte. Noi volevamo raccontare la storia dal loro punto di vista, di due teenager, con luci ed ombre, la storia di un'amicizia e soprattutto cosa succede quando senti di non appartenere alla società in cui vivi".

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